“Adesso mettiamo tutte le schede negli scatoloni e le portiamo al ministro Graziano Delrio, che da Roma pretende di decidere le sorti di Venezia. Vediamo se questa volta le istituzioni, che da cinque anni non ci danno retta, finalmente si sveglieranno”. Gongola Luciano Mazzolin, uno dei leader della protesta “No Grandi Navi”, dopo i risultati del referendum che si è tenuto domenica a Venezia centro storico, al Lido e in Terraferma. Una iniziativa dal valore politico e simbolico, sotto i gazebo, ma realizzata con grande serietà e verifica dell’identità di chi votava. I risultati sono quasi ufficiali, anche se per la validazione (verifica che non ci siano doppioni) servirà qualche giorno.

Hanno votato 18.105 persone, per l’80 per cento veneziani, il resto foresti o turisti stranieri. L’esito appariva già scontato prima del voto, ma le proporzioni hanno stupito gli stessi organizzatori che non aspettavano più di 12mila votanti. Contro le Grandi Navi da crociera in Laguna hanno votato 17.874 persone, pari al 98,72 per cento. A favore delle Grandi Navi e quindi contro il quesito (“Vuoi che le grandi navi da crociera restino fuori dalla laguna di Venezia e non vengano effettuati nuovi scavi all’interno della laguna stessa?”) si sono espresse 180 persone, pari allo 0,99 per cento. Una piccola percentuale le schede nulle o bianche, lo 0,28 per cento.

“Non pensavamo il risultato potesse essere così straordinario – commenta Mazzolin – anche perché la gente ha fatto la coda e siamo riusciti a far votare tutti nell’arco di nove ore, dalle 9 alle 18. Nel 2012 una petizione con raccolta di firme, che ci impegnò per tre mesi, consentì di raccogliere 12mila adesioni”. Il secondo passaggio riguarderà le istituzioni veneziane e venete. “Porteremo le centinaia di fogli contenenti le registrazioni di chi ha votato al sindaco di Venezia, al presidente del Porto di Venezia, alla Regione Veneto. Ovviamente con acclusi i risultati ufficiali del voto che non ha un valore pratico, ma ha un alto valore politico. Chissà se si sveglieranno”. Il commento di Tommaso Cacciari: “E’ uno schiaffo anche al sindaco Luigi Brugnaro”.

A Venezia la situazione è di assoluta indifferenza e di non applicazione del decreto Clini-Passera che cinque anni fa vietò il passaggio delle navi di stazza lorda superiore alle 40mila tonnellate. “Da allora nulla è cambiato – dicono i promotori del referendum – le compagnie di crociera hanno dimostrato di contare ben più dei ministri e dei loro decreti, della Città, dei sui abitanti, della salute dei cittadini e del buon senso”. Le grandi navi da crociera continuano ad entrare dalla Bocca del Lido, a passare davanti a San Marco, a imboccare il Canale della Giudecca e a raggiungere lo scalo di Marittima. Attraccano in città. Una soluzione comodissima per le compagnie e per centinaia di migliaia di turisti, ma letale per Venezia. “Finora le navi si sono fermate a 96mila tonnellate. Ma si tratta pur sempre di bestioni lunghi 300 metri, larghi 40 metri e alti 60 metri – continua Mazzolin – In una città dove il piano regolatore vieta di costruire edifici più alti di quattro piani è come muovere avanti e indietro per i canali un palazzo di 7-8 piani, che sposta milioni di metri cubi d’acqua, causando erosioni alle rive e alle fondamenta delle case. Inoltre, le eliche muovono i sedimenti della Laguna. Per non parlare dei fumi che inquinano l’aria”.

Sul referendum è intervenuta anche la delegazione veneziana del Movimento Cinque Stelle. “Abbiamo depositato, proprio in questi giorni alla Camera dei Deputati, una mozione, per chiedere al Governo l’applicazione immediata del limite massimo di 40 mila tonnellate di stazza previsti dalla legge, senza nessuna deroga per il passaggio nel bacino San Marco e nel canale della Giudecca, nelle more della definizione specifica del cabotaggio e del numero massimo di accessi compatibile con l’ecosistema lagunare”.