“Perché non li portate a casa vostra?” Dopo mesi di distribuzione di cibo ai migranti bloccati a Ventimiglia con l’associazione Roya Citoyenne, vedendo sempre più giovanissimi profughi cercare un varco per proseguire il loro viaggio verso la Francia, risalendo dalla città di frontiera verso la Val Roja, Elisabetta Pannelli e Simon Tapsell hanno deciso di aprire le porte della loro casa e ospitare i migranti per sostenerli attivamente nel loro viaggio. Lei italo-americana, 57 anni, ex direttrice di una scuola di lingue a Sanremo, lui 60 anni, inglese della city di Londra ma nativo dell’Isola di White, ex dirigente della British Telecom. Si sono conosciuti a Saorge, villaggio abbarbicato sulle Alpi Marittime francesi, dove hanno deciso di sposarsi e restare a vivere in una casa a quindici minuti di sentiero dal borgo, in mezzo ai monti.
“Ci ha unito una comune visione della vita e la decisione di vivere con meno, in modo più essenziale – sottolinea Simon – cercavamo la libertà da una società che ritengo corrotta dal consumismo. Come possiamo pensare di essere felici, finché ci saranno persone che fuggono dalle situazioni più drammatiche che si possano immaginare, a cui viene impedito di scegliere dove vivere?”. Così, da gennaio, la coppia italo-inglese trapiantata in Val Roja, insieme a un manipolo di una trentina di solidali appartenenti a Roya Citoyenne, la rete di militanti francesi, ha trasformato il suo impegno che in un primo momento era stato unicamente umanitario. “Dall’esterno ovviamente, con pochissime illusioni rispetto alla politica istituzionale – spiega Elisabetta – ma impegnati a fare pressioni per denunciare la disumanità del Trattato di Dublino, per il suo cambiamento e per il rispetto dei diritti umani di questi ragazzi”.
Da quando, dopo diversi arresti, il contadino Cédric Herrou ha deciso di rivendicare mediaticamente il trasporto di centinaia di migranti a Nizza e la ferma intenzione di continuare a farlo, la Val Roja è blindata e militarizzata giorno e notte, con controlli delle auto e posti di blocco a tutti i valichi. A chi critica l’opportunità “strategica” di pubblicizzare questo impegno, Elisabetta risponde che “è importante sollevare il caso anche politicamente, rivendicare quello che facciamo, perché pensiamo che il Prefetto non rispetti la legge, che prevede la valutazione dei singoli casi e non respingimenti collettivi, e inoltre ha il dovere di accogliere i minori”. Così, in questi mesi, i solidali di Roya Citoyenne sono riusciti a far condannare dal Tribunale di Nizza il Prefetto delle Alpi Marittime per “non aver rispettato l’iter di riconoscimento della richiesta di asilo”, e “se prima dovevamo farli passare clandestinamente, ora li accompagniamo alla luce del sole a Nizza e, grazie a una rete di solidali e ad alcuni avvocati, garantiamo che le loro richieste vengano accolte singolarmente”. Inoltre, una maggiore mediatizzazione delle attività dell’associazione francese permette di raccogliere i fondi necessari a continuare le loro attività, compresa la distribuzione del cibo a Ventimiglia, per la quale, a febbraio, Simon aveva anche preso una multa per aver violato l’ordinanza del sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano (Pd) (che gli era valsa la solidarietà di Matteo Salvini, ma era stata ritirata dopo un appello di don Ciotti e altre personalità della società civile) che vietava la somministrazione del cibo ai migranti: “In Italia come in Francia cercano di criminalizzare la solidarietà diretta, ma non ci fermeremo” promette Simon.
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