Oltre la battaglia ideologica tra “vax” e “no vax”. Oltre la libertà di scelta dei genitori. Oltre anche i confronti con gli altri paesi europei, il decreto legge sui vaccini (che dovrà essere convertito in legge entro il 7 agosto) ha degli effetti pratici su chi deve applicarlo: le migliaia di scuole sparse in tutto il territorio nazionale, le strutture sanitarie ma anche le famiglie che da qui ai prossimi mesi dovranno effettuare le prenotazioni per mettere in regola i loro figli. 

Il problema principale è l’aumento di vaccinazioni (si è passati da 4 a 12) a cui ogni minore deve essere sottoposto per legge. Questo porterà un carico di lavoro aggiuntivo sui centri vaccinali. In Lombardia, una delle regioni d’eccellenza dal punto di vista sanitario, sono 138mila i bambini e i ragazzi ancora scoperti per una o più vaccinazioni (dati dell’Assessorato del Welfare). Solo a Milano, ad esempio, ci sono 10 centri vaccini e ogni anno sono 15mila i minori che devono effettuare almeno una vaccinazione: una media di 1500 per ogni struttura. Un numero alto che però non è indicativo sul carico di lavoro sanitario: “15mila è un dato da analizzare – spiega Catia Borriello, responsabile di funzione vaccinazione dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano – Il punto è che con il nuovo calendario vaccinale in vigore da quest’anno, ogni neonato da 0 a 15 mesi deve effettuare un numero di sedute vaccinali doppio rispetto alla situazioni precedente. Si è passati da 4 sedute a 8-9. Il personale attualmente in carico non è sufficiente per una mole di lavoro di questo genere. Stiamo lavorando al limite delle nostre possibilità”. Su questo è d’accordo Manuela Vanoli della Cgil Lombardia, che sottolinea anche le condizioni in cui è costretto la maggior parte del personale sanitario: “Lavorano con il contratto nazionale bloccato dal 2009 – racconta la sindacalista – inoltre la straordinario è a livello insostenibile e ci tengo a ricordare che non viene né pagato né recuperato”. Secondo la Cgil, per far fronte al crescente carico di lavoro l’unica soluzione sarà trasferire del personale proveniente da altri settori ai centri vaccini con il risultato di creare disagi in molti servizi sanitari.

Il decreto voluto dal ministro Beatrice Lorenzin avrà degli effetti anche sulle scuole. In primo luogo perché entro il 10 settembre 2017 le scuole dovranno analizzare i documenti di prenotazione o di autocertificazione delle vaccinazioni di ogni alunno: “Per darle un’idea del lavoro che dovremo affrontare da qui all’inizio del nuovo anno scolastico – spiega Franco Francidirigente scolastico dell’istituto ‘Don Milani’ di Vimercate (Mi) – pensi che questa scuola ha 1500 alunni e il controllo sui documenti verrà fatto da 2 persone”. Ma la questione più complessa riguarderà la formazione delle classi: gli alunni che non possono essere vaccinati dovranno essere inseriti in sezioni a copertura totale. “Sarà complicato per le scuole grandi come la nostra – aggiunge Franci – ma gli istituti piccoli che hanno magari una sola classe non potranno neanche risolvere questo problema”. Una questione che, da qui a settembre, dovranno affrontare migliaia di altri presidi in tutta Italia.

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