Piacenza è scossa in queste ore dall’inchiesta delle Fiamme gialle sui “furbetti del cartellino”, i dipendenti della pubblica amministrazione che dopo aver timbrato si dedicavano ad attività personali durante l’orario d’ufficio. Sono 40 gli indagati, 10 i denunciati a piede libero e uno arrestato con varie accuse che vanno dalla truffa al falso fino al peculato.

Ma sembra che si sia trattato di un fulmine a ciel sereno. Il consigliere regionale Tommaso Foti (FdI), infatti, già il 7 giugno scorso durante un comizio pubblico aveva annunciato l’arrivo dell’inchiesta con parole che, alla luce dei fatti, appaiono inequivocabili: “L’azione penale va esercitata indipendentemente dalle situazioni esterne. Allora perché alcuni arresti – anticipava Foti – vengono rinviati a dopo il ballottaggio?”.

A quanto pare, secondo l’ex parlamentare, l’indagine della Guardia di Finanza e le relative misure emesse dalla Procura, sarebbero state note, non solo alla stampa locale ma anche a molti altri in Comune. “Non mi si dica che rivelo segreti d’ufficio, perché lo sanno i giornali, online o meno, e nessuno lo scrive. Cosa c’è da nascondere all’interno di Palazzo Mercanti?” si era chiesto. Un video, quello che riporta le sue parole e pubblicato oggi dal diretto interessato, che impressiona visto che è stato registrato alcune settimane prima del ballottaggio.

Alla fine, nella corsa a sindaco, ha prevalso il candidato di centrodestra Patrizia Barbieri su quello di centrosinistra Paolo Rizzi ma forse, come insinua Foti, se l’inchiesta fosse stata resa nota in quel periodo non ci sarebbe stato bisogno del doppio turno per esprimere il sindaco di Piacenza.

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