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Crollo del tribunale di Bolzano, l’accusa dei pm: “Negligenza nei lavori, omessi controlli, difformità dal progetto”. 5 indagati

L'inchiesta della Procura sul cedimento del 16 luglio. Sotto inchiesta funzionari della Provincia, progettisti, dirigenti d'azienda
Crollo del tribunale di Bolzano, l’accusa dei pm: “Negligenza nei lavori, omessi controlli, difformità dal progetto”. 5 indagati
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Il tribunale di Bolzano sarebbe crollato per negligenza durante i lavori, omessi controlli e difformità rispetto a quanto previsto nel progetto esecutivo. E’ l’ipotesi che guida l’inchiesta della Procura a 26 giorni dal cedimento avvenuto poco dopo l’alba (e grazie a questo non provocò feriti). Gli indagati sono 5 e dovranno rispondere di disastro colposo in concorso. Il crollo del 16 luglio aveva interessato i pilastri oggetto dei lavori di demolizione e ricostruzione.

Secondo una prima ricostruzione dei pm, durante la sostituzione dei pilastri nord dell’atrio al primo piano e dei corrispondenti sostegni al piano terra, sarebbero infatti stati trascurati i controlli indispensabili su progettazione, esecuzione e stabilità dell’opera. Le strutture demolite e ricostruite, secondo gli inquirenti, non avrebbero rispettato quanto stabilito dal progetto esecutivo. Sarebbero state quindi un insieme di imprudenze e violazioni delle norme di sicurezza a portare al collasso del Palazzo di Giustizia.

Gli indagati, che non si esclude possano aumentare nelle prossime settimane, sono Luca Carmignola, responsabile unico di progetto e a capo dell’Ufficio per la gestione tecnica delle costruzioni della Provincia, Matteo Mottironi, progettista, direttore dei lavori e coordinatore della sicurezza, Costante Minato, legale rappresentante dell’impresa appaltatrice Merotto Bau, Alfonso Miotto, incaricato di sovrintendere i lavori per la stessa ditta e infine Vanni Marcolin, presidente del consiglio di amministrazione di Biemme Tecno, l’azienda subappaltatrice per le lavorazioni in acciaio.

Il procuratore aggiunto Igor Secco e la pm Federica Iovene, titolari del fascicolo, hanno disposto a fine luglio anche perquisizioni informatiche e sequestri di cellulari, computer e hard disk per eseguire copie forensi che permettano di ricostruire le conversazioni intercorse tra gli indagati (ed eventuali terzi) a partire da gennaio. Ad essere acquisiti anche tutta la corrispondenza email e i file relativi ai lavori nel palazzo di giustizia dal 2024 in avanti, comprese le potenziali comunicazioni successive alla notizia del crollo. Inoltre, sono stati sottoposti a sequestro i documenti tecnici riguardanti progetto, appalti, incarichi, pagamenti e i verbali delle riunioni che, come aveva già anticipato l’assessore provinciale alle Opere pubbliche Christian Bianchi e confermato la Procura nel proprio comunicato, era stato consegnato agli inquirenti spontaneamente. Per la realizzazione delle copie forensi sono stati fissati novanta giorni, al termine dei quali i dispositivi verranno restituiti ai proprietari. Si attendono ora i prossimi sviluppi dell’inchiesta, incluso l’esito dei rilievi tecnici affidati al consulente della Procura, l’ingegner Alessandro Contin.

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