La “decima” di Rafa Nadal pare far rima con la “duodecima” del Real Madrid nel calcio. Il maiorchino tifa i galacticos ma galattico lo diventa adesso che vince per la decima volta il Roland Garros (solo Margareth Smith Court, 11 Australian Open nel tennis femminile, ha dominato un torneo più di lui).

Era sceso in campo contro Stan Wawrinka con il peso del pronostico, ogni finale raggiunta a Parigi l’aveva vinta. Dal canto suo lo svizzero vantava solo successi nelle tre precedenti finali Slam disputate. Qualcuno doveva perdere la propria “verginità” ed è toccato a Stan abbattuto dal “solito” Rafa, padrone come non mai di un torneo dominato, a suo agio sulla sua superficie e forse aiutato da un Wawrinka irriconoscibile. Potremmo dire un Nadal rinato se qualcuno avesse mai pensato fosse morto, a soli 31 anni poi. Ha concesso solo briciole agli avversari e il percorso vincente al suo Slam numero 15 è il migliore di sempre.

Parte una seconda stagione della vita tennistica di Nadal? Curioso notare che nella stagione in cui abbiamo già assistito al risorgere di Federer, torni ai suoi livelli anche Nadal, almeno sulla terra. E anche senza tempo leggere che i primi due Slam della stagione sono di Federer e Nadal, roba da 10 anni addietro.

La domanda è spontanea adesso, cosa ci attenderà tra Wimbledon e US Open dove gli immortali potranno puntare addirittura al numero 1 del mondo dopo che, non più di un anno fa erano usciti dai radar principali del ranking? Secondo me, vedremo qualche rinascita: la parabola di Djokovic non può già essere al ribasso e Murray, almeno a Wimbledon ritrova sé stesso. Adesso ho un problema da risolvere, e provo a venirne fuori con una metafora: se per molti Roger Federer è il Dio del tennis vuol dire che sta in alto, altissimo, nei cieli, così da poter rendere omaggio a un’altra divinità non meno degna di onori e gloria. Rafa Nadal regna sul rosso, perché è Dio “in terra”.

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