C’è una notizia che ritengo importante – e purtroppo non emersa a livello nazionale – che riguarda un collega oncologo salentino, il dott. Giuseppe Serravezza che, per sostenere la protesta dei suoi concittadini contro il gasdotto Trans Adriatic Pipeline (Tap) ha iniziato uno sciopero della fame e della sete, perdendo già 12 kg di peso e compromettendo la propria funzionalità renale.

La notizia è riportata nei giornali locali e si apprende che per tre giorni comunque il collega ha ripreso ad alimentarsi volendo recarsi a Roma l’11 maggio insieme a 94 sindaci del suo territorio nella speranza che finalmente il governo si decida a riprendere un dialogo sul tanto discusso insediamento. Uno sciopero della fame e della sete è un gesto sempre eclatante e non certo consueto fra la classe medica per cui credo che l’attenzione sia d’obbligo.

Le  motivazioni che hanno spinto il dott Serravezza a tutto questo, per quanto sacrosante, non sono purtroppo originali per il nostro Paese e vanno dalla “sordità” delle istituzioni di fronte alle istanze delle comunità locali, alla estrema “fragilità” di un territorio che non può sopportare ulteriori pressioni di carattere ambientale.

Ma l’oncologo lancia anche un appello che non può lasciare indifferenti: “Chiedo ai professionisti di questo territorio, a chi come me ricopre un ruolo sociale, di spendersi un po’ di più e concretamente. Non possiamo lasciare in mano a loro il nostro futuro. Quel che accadrà non dipende da loro, dipende da noi”.

Quello che però mi ha colpito più di tutto leggendo le cronache della vicenda, è che il dott. Serravezza, accanto a queste motivazioni, confessa che ce ne sono altre, di carattere quasi personale: “Sono i miei pazienti che non ci sono più, i tanti che andandosene mi hanno chiesto di fare qualcosa per evitare ai loro figli la stessa sofferenza”.

Caro collega, sei davvero “un grande” perché stai dimostrando, con un gesto coraggioso che mette a repentaglio la tua stessa vita, quanto è importante non arrendersi perché battersi per salvaguardare la salubrità di un territorio significa difendere la salute di chi ci vive e di chi ci vivrà dopo di noi. Lascia che ti dica che con questo gesto tu getti un raggio di luce e metti, almeno per un momento, in secondo piano i tanti scandali di cui ogni giorno sono pieni i giornali e che riguardano purtroppo tanti, troppi nostri colleghi.

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