Tra L’invasione degli Ultracorpi, Tre uomini e una culla e i Take that. Il confronto tv tra i candidati alla segreteria del Pd ci consegna innanzitutto l’impressione dello sbarco alieno: mentre l’Italia si dibatte tra i suoi mille problemi, ecco arrivare tre extraterrestri da un altro pianeta, che ci portano le tavole del migliore dei mondi possibili. Tra luci stroboscopiche, scenografia futuribile, sorrisi e battute, uno fa davvero fatica a pensare che i tre condottieri erano già tra noi in tutti questi anni e, se siamo messi così, è anche grazie a loro.

L’approccio è però quello dell’alieno buono, alla E.T. per intenderci, ma invece di essere bambini si propongono come padri: vogliono conquistarci, certo, ma educandoci – i poppanti sono gli italiani – con atteggiamento genitoriale. E nella megafiction della famiglia felice i ruoli sono ben definiti e distanti, per far dimenticare che appartengono allo stesso partito e soddisfare tutti i gusti elettorali. Un po’ come le boy band in cui deve esserci il biondo, il moro e il rosso.

Renzi parte umile e teso, dicendo che “spera di ottenere il 50% più uno” e l’asticella del flop è “il milione” di elettori (solo qualche mese fa avrebbe sparato l’80% e 5 milioni). Ma non appena pensi “be’, è cambiato”, “ha fatto tesoro della sconfitta”, ecco che intravedi le squame Visitors sotto la pelle umile e capisci che in realtà il suo essere compassato è solo sdegno per doversi confrontare alla pari con ‘sti due. E alla distanza viene fuori per quello che è ed è sempre stato: rivendica tutte le scelte del suo governo e – dalla legittima difesa, al no a patrimoniali e a tasse per i giganti del web, fino all’art. 18 e al legame indissolubile con Berlusconi – si conferma di centrodestra.

La bandiera della sinistra, con tanto di poster di Berlinguer in cameretta e cravatta rossa, spetta a Orlando, vera sorpresa dei tre: sicuro, convincente, preparato, pure sorridente e simpatico, non risparmia stoccate a Renzi e si prende gli applausi più calorosi del pubblico. Dalla legge elettorale, al lavoro, agli 80 euro che “si sono dovuti restituire”, ai sindacati screditati per “disintermediare”… prova a prendere le distanze dal governo (manco fosse stato altrove). E Renzi, inevitabilmente, lo acchiappa e lo trascina con sé: saranno pure rospi ma, caro Orlando, li hai ingoiati e digeriti pure tu.

A reggere il moccolo, in queste schermaglie amorose, è Emiliano, fiaccato nel corpo e nello spirito. Per quanto affondi – meritoriamente – dicendo a Renzi “perché non hai fatto in questi tre anni quello che dici stasera?” e negandogli il suo sostegno in caso perda le primarie, dà comunque l’impressione del “chi me l’ha fatto fare?”, “ho sbagliato a candidarmi”, e sembra l’invitato alla festa “perché non ci siano sempre solo le stesse facce”. E alla fine non può fare a meno di rivelare il renziano che è in lui: “Renzi in questi mille giorni ha fatto del suo meglio, ci ha messo comunque la faccia, ha fatto quello che poteva”. Il suo appello finale, più che agli elettori, è al passato/futuro segretario affinché non ce l’abbia con lui e gli conceda comunque qualche poltrona decente. Come direbbe Guzzanti-Rutelli, “Ricordate dell’amici”.

Un gioco delle parti che certo non ha scaldato i cuori degli elettori: hanno ben altro a cui pensare. Domenica 30 aprile vincerà Renzi – quello che ieri sera manco doveva esserci perché doveva andare a casa (ma nessuno gliel’ha ricordato) – e tutti amici come prima.

PS: il bravo conduttore mica ce lo ritroviamo il prossimo anno su RaiTre, vero?

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