Berlusconi? Ripensare a una sua vittoria alle elezioni è come riconsiderare il ritorno del grammofono nell’era di iTunes, di Spotify e di musica liquida”. Sono le parole del giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, che, assieme al direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, e al presidente di Rcs Libri, Paolo Mieli, commenta a Otto e mezzo (La7) il ritorno del Cavaliere sulla scena politica nazionale. “Berlusconi non va assolutamente sottovalutato” – continua la firma del Fatto – “Lui si è rialzato tante volte: nelle ultime settimane ha azzeccato qualche mossa giusta che gli ha portato probabilmente consenso, dal closing del Milan alla sceneggiata degli agnellini. Tuttavia, con questa legge elettorale Renzi è in crisi e dubito che ce la faccia ad arrivare al 40%. Il M5S sta bene da solo, ma non riesce a raggiungere quella percentuale. Gli unici che, secondo me, sono in grado di ingoiare tanti rospi e addirittura di farsi piacere persino Alfano con il suo 3-4% sono quelli del centrodestra”. E aggiunge: “Certo, da elettore di centrodestra, bisognerebbe domandarsi se 23 anni dopo ancora l’unica carta reale da giocare è Berlusconi. Non è esattamente un segnale di salute per il centrodestra e al posto di Salvini e Meloni qualche dubbio me lo porrei”. Scanzi concorda con Paolo Mieli circa la strategia pre-elettorale dei due schieramenti contro il M5S, tattica definita “suicidio”. “Lo stesso Luigi Zanda” – osserva il giornalista del Fatto – “qualche giorno fa in una intervista al Foglio ha lasciato paventare una sorta di grande arco costituzionale per isolare gli unici che, secondo lui e secondo il Pd, non sarebbero democratici, e cioè il M5S. Credo sia la tattica migliore per far crescere il movimento di Grillo, fermo restando che non si sa chi dia la patente di democratico o antidemocratico”

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