PERSONAL SHOPPER di Olivier Assayas. Con Kristen Stewart. Francia/Germania 2016. Durata: 105’. Voto 4/5 (AMP)

Lavora incessantemente per le strade di Parigi, e sembra instancabile. In realtà l’americana Maureen utilizza la professione di Personal Shopper per una famosa star francese allo scopo di alleviare le pene dell’attesa lacerante del fratello gemello, morto da qualche mese. La ragazza, infatti, è una medium e spera il giovane si manifesti a lei come spirito. Sospeso sull’invalicabile e sottilissima barriera fra il visibile e l’invisibile, il nuovo film di Olivier Assayas torna a raccontare l’elaborazione di un lutto quale espediente di una raffinatissima riflessione sullo sconfinamento dello sguardo cinematografico. Costruito sul genere horror psicologico – con vistosi elementi di thrilling – Personal Shopper è un prodigio registico, non a caso premiato all’ultimo festival di Cannes in questa categoria. Il dispositivo messo ad Arte dal grande autore/critico parigino rivela il profondo assorbimento di diversi “passati” storici della Settima Arte (Hitchcock e Argento su tutti) a vantaggio di una drammaturgia attualissima, non di meno personale. Assayas, difatti, spinge in estremo le potenzialità del “mezzo” visivo per ampliarne la gamma visionaria senza mai sfiorare l’inverosimile. Il punto di vista di Maureen, che “vede oltre”, è costruito in maniera tale da autorizzarne la credibilità, anche qualora la donna arrivi a un vis-a-vis con gli ectoplasmi. Fondamentale, fin dalla fase di scrittura, è la presenza/corpo di Kristen Stewart, per la cui interpretazione Assayas ha dichiaratamente originato soggetto e sceneggiatura. Il felice affiatamento creatosi fra loro in Sils Maria ha infatti indotto il regista a proporle un ruolo ancor più centrale del precedente. La Stewart non solo abbraccia totalmente la (s)oggettività dello sguardo, ma si sovrappone al film stesso, andandone a costituire il segno/persona. Personal Shopper è un’opera di impatto semplice solo in apparenza, perché in realtà rappresenta ad oggi uno dei punti più alti della filmografia di Assayas. Da vedere e possibilmente rivedere per (rac)coglierla nella sua munifica complessità.

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