Se cresce la raccolta differenziata, diminuiscono le discariche. Lo dicono i dati presentati a 20 anni di distanza da quando il Decreto legislativo 22/97, il cosiddetto decreto Ronchi, ha riformato radicalmente la gestione dei rifiuti in Italia. Da allora la differenzia è cresciuta del 38,6% , mentre lo smaltimento in discarica è calato del 54%. Nel settore della green economy, quella attenta e rispettosa dell’ambiente, il fatturato delle imprese è cresciuto fino a 50 miliardi.

I risultati dei due ultimi decenni sono stati analizzati nel corso di un convegno a Montecitorio e in una pubblicazione realizzata sull’argomento: si intitola “La riforma dei rifiuti‘, e a curarla è stata la Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Il quadro dal 1997 ad oggi è cambiato radicalmente: 20 anni fa finivano in discarica l’80% dei rifiuti urbani, pari a 21,3 milioni di tonnellate, mentre la differenziata era inferiore al 9%. Nel 2015, invece, i rifiuti urbani smaltiti sono scesi al 26%, cioè  7,8 milioni di tonnellate e la raccolta differenziata è arrivata al 47,6%, con il riciclo-recupero di materia passato da 13 milioni di tonnellate a 83,4 milioni di tonnellate.

C’è poi un’indagine Ipsos promossa dal Conai, il Consorzio nazionale imballaggi, che dimostra come anche gli italiani abbiano capito il nesso fra la raccolta differenziata e la diminuzione dello smaltimento nelle discariche. Il 93% degli intervistati la considera “un’utile necessità” e il 91% “la mette al primo posto tra i comportamenti anti-spreco e tra le buone abitudini ambientali”. “Con quella riforma – ricorda oggi l’ex ministro Edo Ronchi – scegliemmo di anticipare gli indirizzi europei sulla gerarchia nella gestione dei rifiuti, assegnando una netta priorità al riciclo rispetto al prevalente smaltimento in discarica. Quella riforma ha consentito di far decollare l’industria verde del riciclo dei rifiuti”.

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