Siamo a fine anno, e come l’influenza che arriva puntuale a devastare i nostri giorni di ferie, ecco il momento di stilare le classiche classifiche di fine anno. Siccome però, la cosa è diventata quasi una tassa, e la musica non dovrebbe mai essere associata alle tasse, abbiamo deciso, quest’anno, di farla senza tenere conto di certi doveri e canoni. Quindi, considerando che il 2016 è stato un anno davvero orribile per la musica, con tutte le morti importanti che ci è toccato raccontare, abbiamo deciso di occuparci solo di bella musica, qui, e di bella musica straniera. Un modo per prendere le distanze dalle produzioni di casa nostra? Sì, pura ideologia. In questa classifica ci sarebbe potuto finire tranquillamente Niccolò Fabi, per dire, ma una scelta ideologica va portata fino in fondo. Solo album stranieri, tutti molto ma molto belli e importanti. Buon 2017 in musica a tutti.

A tribe called quest, We Got it from Here… Thank you 4 your Service
Nel caso ci fosse ancora qualcuno che pensa che il rap non sia musica, magari distratto dalle cagate che girano dalle nostre parti, ecco un album che dimostra come non solo in ambito hip-hop continui a girare musica, ma che questa sia musica di altissimo livello. Avevamo plaudito a Coloring Book ti Chance the Rapper come a un capolavoro, ma gli A Tribe Called Quest riportano tutto al giusto posto. Peccato solo che a dover dare prova di ciò siano dovuti tornare dopo quella che in discografia coincide con un’era geologica Q-Tip e soci, ma il livello di questo classico (sì, questo album è già un classico, non ci sono dubbi) è talmente alto da farci guardare al 2040 con una certa curiosità.

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