Trentotto morti e 170 feriti. E’ il bilancio dell’attentato di ieri sera a Istanbul: un’autobomba è esplosa vicino allo stadio della Vodafone Arena del Besiktas e meno di un minuto dopo un kamikaze si è fatto saltare in aria nel vicino Macka Park.

La prima esplosione, quella di un’autobomba, si è verificata precisamente in un luogo di raccolta della polizia in tenuta antisommossa davanti allo stadio, mentre la seconda è avvenuta quando la polizia ha circondato un attentatore suicida nel parco Macka. Le persone rimaste uccise, ha spiegato il ministro degli interni, Suleyman Soylu, “sono 30 poliziotti, 7 civili, mentre l’identità di una persona deve ancora essere determinata”. Aggiungendo che 17 dei feriti si stanno sottoponendo a interventi chirurgici e altri sei sono in terapia intensiva.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha definito le esplosioni un attacco terroristico contro polizia e civili, dicendo che lo scopo delle esplosioni, avvenute due ore dopo il termine di un match a cui avevano assistito migliaia di persone, era di causare il massimo numero di vittime. “Nessuno dovrebbe dubitare del fatto che, con la volontà di Dio, noi come Paese e come nazione supereremo il terrore, le organizzazioni terroristiche…e le forze dietro di loro”, ha detto Erdogan.

L’agenzia di stampa di Stato turca Anadolu riporta che il premier Binali Yildirim ha ordinato bandiere a mezz’asta per commemorare le vittime, proclamando il lutto nazionale. Intanto tredici persone sono state arrestate dalle autorità a seguito delle prove raccolte. L’attacco è stato rivendicato dal gruppo estremista curdo Tak (Falchi per la liberazione del Kurdistan), nato da una costola del Pkk. Il vice ministro turco, Numan Kurtulmus, aveva ventilato l’ipotesi che dietro l’attentato ci fosse che”il partito fuorilegge dei lavoratori del Kurdistan (PKK)”.

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