I “lucchetti dell’amore” che migliaia di innamorati hanno lasciato appesi al Pont des Arts e al Pont de l’Archeveché di Parigi saranno venduti e il ricavato andrà in sostegno dei profughi nei vari campi della città.

Negli ultimi mesi ben 65 tonnellate di lucchetti attaccati, secondo la tradizione come pegno d’amore, sono stati rimossi. Una parte di questi (circa una decina di tonnellate) saranno venduti in primavera dopo due anni dell’operazione di pulizia ordinata dal Comune. Le griglie sono state smontate e verranno sostituite con vetrate infrangibili e trasparenti alle quali non potranno essere più appesi i cosiddetti “lucchetti dell’amore”, un’usanza nata a Roma.

Il servizio stampa del municipio della capitale francese ha fatto sapere che tutti i lucchetti e le griglie rimosse “saranno venduti all’asta”. La vendita si svolgerà nella sede del Credit Municipal de Paris:  i lotti comprenderanno fra 5 e 10 lucchetti, ma anche intere griglie, il tutto a prezzi “accessibili”. Il ricavato sarà “versato ad attività in favore dei profughi”, ha spiegato Bruno Juilliard, assessore alla Cultura. Se la vendita non dovesse entusiasmare troppo e gli acquirenti non bastassero a smaltire le 10 tonnellate, i lucchetti potranno essere fusi.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Milano, 350 euro dal Comune a chi ospita senza tetto o sfrattato

prev
Articolo Successivo

Nativi digitali, un libro illustrato per capire tutti i rischi. Dal cyber-bullismo al “sexting”, la storia di Pilla

next