“Totale devastazione che mi avvicina a istinti suicidi”. Così Tiziana Cantone aveva spiegato agli inquirenti di Napoli il suo disagio per la diffusione di video che la riguardavano e che erano diventati virali. Disperata per gli insulti, la 31enne si era tolta la vita.

La procura della Repubblica di Napoli ha chiesto l’archiviazione nei confronti di quattro persone che erano state querelate per diffamazione dalla donna per aver condiviso in rete immagini hard che la ritraevano in rapporti intimi con alcuni uomini. Secondo l’accusa originaria, gli indagati erano stati accusati dalla Cantone di aver diffuso i video, una dichiarazione poi modificata in un successivo interrogatorio. La richiesta di archiviazione è stata avanzata dal pm Alessandro Milita, titolare del fascicolo coordinato dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli. Il gip potrà accogliere o respingere l’istanza della Procura.

Sulla vicenda è in corso un’altra inchiesta, condotta dalla procura di Napoli nord, per l’ipotesi di istigazione al suicidio. In questo caso gli inquirenti hanno pensato a una rogatoria internazionale con la quale chiedere alla Apple il codice per sbloccare l’iPhone di Tiziana e poter così accedere a video e messaggi andati perduti. Una mossa che dallo stesso ufficio inquirente diretto da Francesco Greco definiscono “molto complicata”, anche perché in altre casi, riguardanti indagini antiterrorismo, la multinazionale di Cupertino non ha mai ceduto alle richieste di autorità giudiziaria o degli investigatori della Polizia. L’avvocato penalista della madre della ragazza, Andrea Imperato, spiega che “ai carabinieri, quando vennero a sequestrare il telefonino, fu fornito il pin del cellulare, ma la Procura cerca forse di recuperare dati che non ci sono più sul dispositivo”. In programma anche l’interrogatorio dell’ex fidanzato. In questo fascicolo non risultano persone indagate.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Portiera della nazionale femminile di calcio del Gambia morta in naufragio

prev
Articolo Successivo

Terremoto, in Belice 49 anni dopo mancano 300 milioni per la ricostruzione. Risoluzione della Commissione Ambiente

next