Nel giorno dei suoi funerali a Casalnuovo (Napoli), sono due i fascicoli giudiziari ancora aperti sul caso di Tiziana Cantone, la 31 enne che si è suicidata a seguito della diffusione online di alcuni suoi video hard. La più recente delle due inchieste è per istigazione al suicidio, mentre l’altra – aperta nel 2015 – vede indagate quattro persone per diffamazione. A loro (e a un ‘altra persona) la ragazza aveva inviato il filmato via Whatsapp. Poi li aveva querelati nel maggio dello scorso anno e dopo il suo interrogatorio la procura partenopea aveva aperto un fascicolo anche per l’ipotesi di reato di violazione della privacy. A fine 2015 i quattro querelati da Tiziana erano stati iscritti dal procuratore aggiunto di Napoli Fausto Zuccarelli e dal pm Alessandro Milita, ma la notizia è emersa soltanto oggi.

I due pm avevano però respinto la richiesta della donna di sequestrare un sito web che aveva pubblicato i video dei rapporti intimi. Il motivo: le immagini erano ormai già state scaricate da tanti utenti che le avevano pubblicate in altri siti e quindi il blocco non sarebbe servito a impedirne la circolazione su internet. Per l’ipotesi di violazione della privacy, gli inquirenti avrebbero individuato nel mancato esplicito divieto da parte di Tiziana alla diffusione dei video che lei stessa aveva inviato ad alcuni amici, un limite alla configurabilità del reato.

Tiziana, però in Tribunale aveva vinto contro Facebook, a cui il giudice aveva ordinato la rimozione dei contenuti lesivi della sua reputazione. Respinti invece i ricorsi contro Google, Yahoo Italia e YouTube, nei confronti dei quali la donna era stata condannata a un risarcimento di 20mila euro. Respinto anche il diritto all’oblio al quale aveva fatto appello l’avvocato di Tiziana, Roberta Foglia Manzillo. Per il tribunale “non si ritiene che rispetto al fatto pubblicato sia decorso quel notevole lasso di tempo che fa venir meno l’interesse della collettività alla conoscenza della vicenda”.

La madre: “Mia figlia plagiata dal fidanzato” – Una vicenda che, secondo la madre di Tiziana, Maria Teresa, vede direttamente coinvolto l’ex convivente della ragazza, S., un quarantenne con il quale ha convissuto dall’estate 2014 al settembre 2015. Repubblica scrive che Maria Teresa ha rilasciato una lunga testimonianza agli investigatori, che ricostruisce il rapporto con l’ex compagno della figlia. Secondo “il ‘narrato’ di quei video sarebbe stato il suo compagno tradito”, ma per la madre era stato proprio lui a indurre la ragazza a girare i filmati “con cinque o sei uomini” e “nel periodo della loro convivenza“. E S. “le aveva procurato l’avvocato e aveva partecipato alle spese processuali della battaglia giudiziaria“, prosegue Repubblica. Un comportamento che, forse, non avrebbe messo in atto se non avesse avuto responsabilità.

E’ prima del Natale 2015 che Maria Teresa scopre che Tiziana non sta bene: era “sconvolta”. “Mi raccontò di alcuni giochetti fatti con quell’uomo. Una sera ritornò di notte, forse era il novembre 2015, riferì che aveva litigato con lui. Era ubriaca. Si rifugiò in casa mia per quella sera. Venni a sapere che avevano fatto un video che aveva avuto una diffusione virale”. La ragazza confessa alla madre che era stato lui a obbligarla a girarli e “considerata questa costrizione, lei aveva deciso di avere rapporti sessuali, ripresi con una telecamera, quanto meno con persone che lei gradiva”. E per quanto il compagno non fosse presente durante i rapporti, “in un filmato si sente la voce dell’uomo e compare a mio avviso la sagoma di questo suo compagno”. La madre ritiene che “i video furono pubblicati dal suo compagno per costringerla a rimanere con lui” e che lui voleva lucrare su quelle immagini. E lei “voleva fare pagare tutte le spese al suo fidanzato perché lo riteneva colpevole”.

I funerali a Casalnuovo – “Tiziana è vittima di una cultura sessista che tragicamente incide sulla vita delle donne”, ha detto l’assessore alle Pari opportunità del Comune di Napoli, Daniela Villani, presente ai funerali della 31enne. “Il divario di genere – ha detto – comincia dove si stabilisce una demarcazione tra il giudizio destinato a una donna, perché donna, e quello destinato a un uomo, perché uomo. Le logiche del branco agiscono perpetrando tali differenze di genere, che si adeguano pericolosamente a tempi e tecnologie, segnando e mietendo vite”.

Secondo Villani, “nella conversazione globale, ovvero una comunità online costruita sull’idea che ogni contributo sia ugualmente valido, poco importa se qualcuno viene schiacciato da questo meccanismo, i molestatori assumono la stessa importanza delle loro vittime. Ma dal momento che il molestatore riduce la sua vittima al silenzio, diventa più importante imponendo la propria ideologia. Ecco perché il web sembrerebbe avere un’innata tendenza ad incitare all’odio“.

Prima delle esequie, quando la salma è arrivata sul sagrato della chiesa di San Giacomo Apostolo, nel centro storico di Casalnuovo (Napoli), la madre di Tiziana ha avuto un mancamento. E’ stata sorretta da alcuni familiari che l’hanno aiutata ad entrare in chiesa.

Il tweet del vicepresidente del Corecom Marche – “Scusatemi, attaccatemi pure, ma io non posso concepire il suicidio di per sé, ancor meno se una vacca che si fa video hot poi arriva a tanto”. A scriverlo su Twitter è Francesco Capozza, giornalista già portavoce di Gianfranco Fini e attuale vice presidente del Corecom delle Marche (eletto in quota Pdl nell’ottobre 2011). Un messaggio che ha suscitato lo sdegno di decine di utenti e a seguito del quale il capogruppo Pd della Regione Marche, Gianluca Busilacchi, ha chiesto le dimissioni.

Poi Capozza si è scusato per “avere usato impropriamente un termine offensivo. Volevo dire, da cristiano, che il suicidio non è una soluzione“. E spiega perché non ha cancellato quel messaggio offensivo. “Non sono come Gasparri che scrive e poi cancella i suoi tweet. Io mi assumo le mie responsabilità. Chiedo scusa alla famiglia di Tiziana Cantone e alla sua memoria. Non volevo esprimermi con un termine che io stesso ammetto essere esecrabile ma è stata esclusivamente la rabbia di una cattolico, quale io sono, che condanna così come l’omicidio anche il suicidio. A me è stato insegnato che la vita la dà e la toglie una ‘Persona’ sola”. Lui non si dimette, ma in compenso decide di farlo il presidente del Corecom MarchePietro Colonnella. A termini di legge, quindi, si dovrà procedere alla rielezione dell’organismo. “Sono sorpreso e amareggiato dalle gravissime dichiarazioni di Capozza – ha spiegato in una nota -. La situazione venutasi a determinare non mi permette di restare un minuto in più in un organismo, nel quale un membro esprime opinioni che contraddicono radicalmente le funzioni ed il lavoro svolto dal Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni della Regione) in questi 5 anni”.

Soro (Garante privacy): “Tutelarsi in questi casi è praticamente impossibile” – “Possiamo parlare della maggiore o minore efficacia degli strumenti, della lentezza dei giudici o degli organi di controllo, però bisogna anche essere onesti: la tutela di una persona che finisce in un meccanismo del genere è praticamente impossibile”. Il garante per la privacy Antonello Soro, intervistato dalla Stampa, affronta il caso della diffusione online dei video che hanno portato al suicidio della ragazza.

Il diritto all’oblio, spiega Soro, “c’è ed è tutelato, ma non sempre basta a eliminare le conseguenze provocate da una diffusione virale e non risolve il problema che è a monte e che è il vero motore di questi drammi. La prima questione è quella della consapevolezza delle insidie che affrontiamo ogni volta che consegniamo alla Rete pezzi sempre più importanti della nostra vita privata. Una consapevolezza carente”, sottolinea. E poi ci sono “la ferocia e la violenza della nostra società. I social network sono lo specchio della mancanza di rispetto nei confronti delle altre persone, il continuo calpestare la dignità degli altri. È una questione che viaggia in parallelo con il diritto alla privacy: quando riguarda noi, lo difendiamo con le unghie e con i denti. Quando riguarda gli altri…”. E parlando con Avvenire sottolinea la necessità di “investire nell’educazione digitale“.