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Alex Schwazer, la seconda positività al doping e le ipotesi di complotto: ecco perché non c’è nessuna trappola - 6/6

La bistecca contaminata, l’assunzione involontaria, l'interesse a far fuori il marciatore altoatesino, le telefonate di pressione ricevute dall'allenatore Donati poche ore prima della Coppa del Mondo di Roma: sul caso dell'atleta azzurro si è detto tutto e il contrario di tutto. Ilfattoquotidiano.it ha ricostruito ogni particolare della vicenda per provare a fare chiarezza: ecco cosa è emerso
Alex Schwazer, la seconda positività al doping e le ipotesi di complotto: ecco perché non c’è nessuna trappola - 6/6
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•Perché la Iaaf ha aperto questa inchiesta su Schwazer?

Perché ha ricevuto tre esposti da un tesserato italiano. La motivazione è semplice: secondo il codice Wada, durante le squalifiche per doping è proibito all’atleta partecipare a “training camp”, “esibizioni” o “allenamenti” organizzati “dalla Federazione nazionale o da società affiliate”, si legge nel documento ufficiale dell’Agenzia mondiale antidoping. Schwazer aveva ricevuto l’ok della Procura antidoping per “test a porte chiuse”, ma di tutti gli allenamenti esistono foto e riprese video. Lo stesso Schwazer aveva pubblicizzato i test tramite la sua pagina di Facebook e alcuni siti avevano fatto anche delle dirette testuali. Inoltre, la pista di Tagliacozzo – secondo quanto si evince da un documento del Comune – sarebbe gestita dai Magic Runners, società affiliata alla Fidal. Elementi che, secondo chi ha presentato l’esposto, cozzano con il regolamento Wada sugli atleti squalificati perché i tre appuntamenti non sarebbero stati degli ‘allenamenti a porte chiuse’ ma delle ‘esibizioni’, quindi punibili, per dimostrare i progressi del marciatore che ha terminato il suo periodo di stop a fine aprile. In caso di conferma delle violazioni, al di là di come finirà la vicenda doping l’8 agosto, da regolamento rischia una squalifica pari a quella che ha già scontato.

twitter: @andtundo

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