“Allarme cadmio, Simply ritira il polpo da 500 grammi: a marzo toccò a salsicce di cinghiale”. Così titola un post del sito Intelligonews di ieri. Simply è una catena di supermercati gestiti in franchising che fa capo al gruppo Auchan. Un modo, per il colosso francese, di riempire con i suoi prodotti anche piccoli spazi nel cuore delle città, dove sarebbe impossibile o difficoltoso aprire ipermercati. Simply ha appunto deciso di ritirare il polpo eviscerato nella confezione da 500 grammi, perché vi sono state ritrovate quantità di cadmio, metallo altamente pericoloso per la salute. Questo dopo che due mesi fa sempre Simply (ma anche Coop), aveva ritirato dai punti vendita del Lazio la salsiccia di cinghiale.

Quindi non buone notizie per il consumatore che crede nella genuinità dei prodotti facenti capo alla grande distribuzione. Ma non sono giorni buoni in generale per i consumatori italiani. Coldiretti, pochi giorni fa, ha diramato una black list di prodotti alimentari provenienti dall’estero che non rispettano i nostri standard per quanto riguarda l’utilizzo di prodotti chimici e relativi residui. Si va dai broccoli della Cina al prezzemolo del Vietnam, dal basilico dell’India ai piselli del Kenya. Su tutti i prodotti della lista sono stati rinvenuti residui di sostanze dal nome per noi impronunciabile, di cui alcuni sicuramente cancerogeni: Acetamiprid, Chlorfenapyr, Carbendazim, Flusilazole e Pyridaben, Chlorpyrifos, Profenofos, Hexaconazole, Phentoate, Flubendiamide.

Ciò detto, viene da chiedersi: ma come faccio io, povero consumatore, a sapere se il broccolo proviene dall’estremo sud della penisola o dall’estremo est del mondo? In Italia vige un obbligo di legge che impone di indicare il paese di provenienza di frutta e verdura. Ma chi lo rispetta? Guardate i banchi dei mercati rionali e ditemi quanti banchi espongono l’indicazione. Si dice che l’Italia sia all’avanguardia nei controlli sui prodotti. Può darsi. E nei controlli sul rispetto delle regole dell’etichettatura? Ma le brutte novità non finiscono qui, perché è sempre di questo mese la notizia diffusa dall’Ispra sulla abnorme presenza proprio di pesticidi nelle acque italiane, sia in quelle superficiali (più 20% tra il 2003 e il 2014), sia in quelle sotterranee (più 10%). Anche qui plurime sostanze, di cui forse solo il glifosato è conosciuto: acido aminometilfosforico, metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina, desetil-terbutilazina.

E se questa è la realtà, anche le prospettive future non appaiono rassicuranti. Basti pensare alla scoperta fatta sempre in questi giorni da Greenpeace relativamente al Ttip, il segretissimo negoziato Europa-Usa sullo scambio di merci. Principio di precauzione che va in soffitta; minore tutela dei prodotti tipici; Ogm a gogò, sono solo alcune delle brutte novità che si palesano all’orizzonte. Parafrasando Humphrey Bogart de L’ultima minaccia: “E’ il capitalismo, bellezza, e tu non ci puoi far niente.”

 

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