“Creare nei penitenziari sezioni apposite per i gay, per tutelarli da eventuali aggressioni omofobe può significare – indipendentemente dalle intenzioni di chi le ha ipotizzate – escluderli dai percorsi trattamentali, negando loro diritti riconosciuti agli altri detenuti”. Il Garante nazionale dei diritti dei detenuti Mauro Palma, in occasione della sua visita al carcere di Gorizia, interviene dopo le segnalazioni e le polemiche che hanno fatto seguito all’istituzione di fatto, nel penitenziario friulano, di un’ala ad hoc per detenuti omosessuali. La vicenda nasce dall’istituzione di una sezione protetta per le persone omosessuali, nella quale al momento sono entrati da qualche mese tre detenuti. L’obiettivo è di tenerli al riparo dal clima omofobo del carcere e difenderli dalle violenze.

In questo modo, però, aggiunge il garante, sono così “esclusi dalle attività di rieducazione e dalla vita detentiva quotidiana”. Palma ha sottolineato che “la protezione da garantire agli omosessuali della popolazione detenuta che la richiedono espressamente non deve minimamente diminuire la loro partecipazione alla vita detentiva quotidiana e ai percorsi trattamentali”. Motivo per cui “se può essere necessaria e idonea una particolare collocazione per le ore di riposo in stanze detentive riservate, all’interno dello stesso istituto dove si è assegnati –  ha spiegato – non può certamente essere condivisa la predisposizione di una situazione detentiva ad hoc in cui trasferire detenuti della regione in base all’orientamento sessuale”. In questo modo “di fatto si è determinata una situazione di isolamento ingiustificata”, ha concluso il garante, che ha sottolineato la necessità di rivedere il progetto che tanto ha fatto discutere.

“L’iniziativa del direttore del carcere di Gorizia – dice Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, associazione che si batte per i diritti e le garanzie nel sistema penale – sarà sicuramente stata in buona fede, ma occorre trovare strumenti diversi dall’isolamento. Nel carcere di Gorizia è come fossero al 41bis“. Inoltre, finora, i carcerati omosessuali non sono mai rientrati tra le categorie che richiedevano una particolare protezione, “sebbene in ogni istituto penitenziario esistano sezioni protette, riservate – spiegano da Antigone – a quei detenuti invisi al codice d’onore carcerario: tradizionalmente, chi fa la spia, gli ex poliziotti o chi è dentro per reati sessuali”. Protetti perché vittime di agguati da parte degli altri detenuti. E se sezioni ad hoc per detenuti transessuali sono una realtà già da diversi anni – a Rebibbia Nuovo Complesso esiste da tempo, nel reparto G8, una sezione che ospita una decina di transessuali – è la prima volta che un carcere riserva un’ala ai detenuti omosessuali.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Emilia la nonna di Lesbo candidata al Nobel: “I migranti mi mancano, aiutarli mi faceva stare bene”

next
Articolo Successivo

Migranti, la Cei a Renzi: “Valutare i permessi di soggiorno umanitari: 40mila invisibili sfruttati in Italia”

next