Nell’aprile corrente, con una platea ristretta di un ventesimo rispetto allo stesso mese dell’anno passato, le prime tre reti della Rai, quelle di taglio generalista, aumentano di qualche decimale di share la presa sul pubblico. Rai1, 2 e 3 messe insieme fanno così qualcosa di più della quota di ascolti di BBC, finanziata solo dal canone, ma restano parecchio indietro alle tv pubbliche d’Inghilterra se agli ascolti BBC si sommano quelli di Channel4, che è statalissimo e tuttavia si finanzia solo con la pubblicità.

Anche la coppia La7 e La7D può un po’ sorridere, perché ha smesso di scivolare rispetto al boom di tre anni fa e registra leggeri aumenti. Infine, per concludere con chi sorride, prosegue la lievitazione di Discovery, l’americana che, a colpi di reality comunque declinati sta facendo lievitare una cospicua audience (ma ora, essendo approdata al tasto 9 del telecomando, e dunque in area generalista, dovrà farci vedere cosa è capace di fare come televisione a tutto tondo). A pagare le spese dei sorrisi altrui sono Sky e Mediaset, ambedue sotto di circa un punto rispetto all’anno passato.

La ripresa Rai è nell’orario diurno, dove era più in difficoltà. Mentre Mediaset sembra soffrire di qualche logorio nella invincibile armata pomeridiana basata sul De Filippi (Uomini e donne) e il D’Urso (Pomeriggio sul Cinque) style.

Per contro, quando cala la sera, Rai e Mediaset perdono entrambe mentre è proprio qui che Cairo raccoglie di più, grazie a quattro fattori: una discreta tenuta dei talk show più anziani (Piazza Pulita e La Gabbia), buoni risultati di Crozza, una affermazione sempre più solida di Floris col suo magazine Omnibus, nonché il sorprendente e sostanziale guadagno (mezzo punto di share) della sequenza per degustatori di politica costituita da TG7 e 8 e mezzo.

Una constatazione, quest’ultima, che fa riflettere perché, lo abbiamo imparato nel 2010, il pubblico va sul TG7 e si trattiene su 8 e mezzo quando sente aria di burrasca e il TG1 non gli basta più. Tant’è che oggi chi ci rimette è ancora e proprio quest’ultimo, che perde l’1,3% di share, interrompendo la sequenza di buoni risultati dei mesi precedenti.

È l’aria delle amministrative incombenti? Oppure l’ambiente comincia a scaldarsi per il cruciale appuntamento del referendum? O invece, come ai tempi di Fini e del “che fai, mi cacci?”, sono quelli di destra, che cercano di raccapezzarsi in un momento di forte ristrutturazione dell’offerta su quel versante del sistema politico? Oppure, al di là di tutto questo, sta maturando qualcos’altro destinato a coglierci in contropiede e a farci esclamare “come abbiamo fatto a non capirlo prima?”. A naso, sarà meglio prepararsi a qualche sorpresa, perché il pubblico della tv, cioè il Paese, non si muove mai a caso.

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