La cortese presentazione al soglio organizzata a Otto e Mezzo per Davide Casaleggio è stata variamente sbertucciata dai cultori del giornalismo anglosassone (#notgoodjournalism, ha ciancicato Friedman su twitter) come anche dai guardiani del pluralismo un tanto a seggiola. Noi, avendo passato la serata altrimenti, questa mattina inseguiti dal clamore dei social abbiamo visto con tutto comodo la trasmissione sul sito di La7.

Atmosfera pacata, quasi flemmatica. La conduttrice, impegnata più del solito a fare l’incalzante, non essendoci il solito “antagonista dell’ospite”, come Marco Travaglio per il piddino e Massimo Franco per il grillino. Infatti gli altri presenti, Nuzzi e De Masi, pur non essendo lì per lodare M5S ne sono talmente incuriositi che oggi non possono certo passare per suoi avversari.

In quelle acque, proprio perché calmissime, abbiamo capito come mai ci era successo in precedenza che la novità di M5S giunge dalle professioni del marketing, come già accadde col partito messo su da Publitalia per il Berlusconi del 1994. Stavolta però c’è l’aggiunta della teledemocrazia, cioè del clic a portata di utenti dispersi che singolarmente (“uno vale uno”) possono continuativamente votare su persone e programmi. La “democrazia diretta”, anzi rapida.

In buona sostanza, un metodo di raccolta di opinioni “votanti”. Ma dove l’uno che vale uno resta anche soletto senza mai unirsi (povero Marx e il suo Manifesto) in una “parte”. Sicché la piattaforma su Internet seppellisce sì i partiti come forma organizzativa, ma semplicemente ignora le parti politico-sociali, cioè l’anatomia della società. Come un campionato di calcio senza match, ma ridotto alla contemplazione degli stadi (ogni riferimento….).

Da qui le ragioni: a) del successo tecnico di M5S, ovvero l’offrire un metodo (lo diceva Nuzzi e lo confermava, a ben sentire, lo stesso Casaleggio) alla partecipazione, perché partecipare appaga comunque al di là del vincere; b) dell’immanente (con la a) implosione dello stesso M5S, di fronte all’emergere dei nodi politico-economici attorno ai quali gli uno=uno si ricompongono in parti.

E comunque, alla fine sarà anche stato uno spottone, quell’Otto e mezzo lì, ma del genere della pubblicità informativa (quantità di grassi, etc etc) più che di quella suggestiva (tipo l’uomo che non deve chiedere). Più pubblicità di prodotto che propaganda di brand. E il prodotto non ci è parso inimitabile, come ha sottolineato De Masi. Casaleggio potrebbe riprodurlo per qualsiasi altro committente (comici non ne mancano).

A proposito: l’ascolto è stato quello usuale. La permanenza invece ha un po’ sofferto. E qui in qualche misura deve avere pesato l’assenza dei fuochi artificiali del pluralismo degli assediati. Che però non rimpiangiamo.

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