Doveva uscire a maggio l’ultimo lavoro di Umberto Eco, una raccolta di saggi dal titolo “Pape Satan Aleppe”, ma sarà nelle librerie venerdì. “Aveva dato il visto ‘si stampi’ appena tre giorni fa”, racconta a LaPresse l’editrice Elisabetta Sgarbi, protagonista insieme con Eco della fondazione di La nave di Teseo, neo-casa editrice voluta fortemente dallo studioso e scrittore e fondata insieme ad autori come Furio Colombo, Edoardo Nesi, Sergio Claudio Perroni, ed editori come Eugenio Lio e Mario Andreose. Quello che uscirà nelle librerie di tutta Italia dalla prossima settimana è “una raccolta di saggi dal 2000 ad oggi”  spiega Elisabetta, dal sottotitolo che è un chiaro riferimento al sociologo polacco Bauman e alla sua metafora della postmodernità: “Cronache di una società liquida”. Gli scritti affrontano vari temi, dal rapporto tra giovani e vecchi ad “argomenti di grande attualità”.

Un progetto, quello de La nave di Teseo, diventato realtà, al quale Eco “teneva davvero moltissimo” racconta Elisabetta, “perché diceva che non esiste un altro Paese dove succedono queste cose, dove il mercato si concentra nelle mani di pochi. Per lui era fondamentale difendere la concorrenza, la pluralità di offerta”. Il riferimento all’acquisizione da parte di Mondadori di Rcs Libri è chiaro e richiama la decisione presa a gennaio dall’Antitrust di avviare un’istruttoria per verificare se l’operazione comporterà “la creazione o il rafforzamento” di una posizione dominante nei mercati dell’editoria in Italia e la riduzione delle possibilità di scelta degli autori. Un’eventualità contro cui Eco combatteva: un’esigenza e un pensiero racchiusi nella risposta, breve e semplice, che l’editrice ricorda di aver sentito dare da Eco al nipote: alla domanda “Perché lo fai?” lo scrittore alessandrino aveva “risposto semplicemente ‘Perché si deve'”. Una frase che riassume “tutta la necessità di essere d’esempio, la sua grande convinzione che bisognava combattere e difendere le idee in cui si crede”.

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