Diritti

Family Day 2016: si celebra la negazione dei diritti?

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In questi giorni due sono le crociate che la parte conservatrice del paese porta avanti. La prima: quella del mantenimento in vita della famiglia eterosessuale come unica e sola forma di micro aggregazione sociale. La seconda: quella della Gestazione per Altri, della quale ho già parlato in diverse occasioni.

Quello che vedete è uno dei volantini che invitano a partecipare al Family Day, il 30 gennaio, momento in cui, come sapete, le destre conservatrici del paese si riuniscono in piazza per dire ad altri quel che è giusto e cosa no. Obiettivo principale è la negazione dei diritti delle coppie omosessuali. Poi c’è il solito insieme di insulti (all’intelligenza) alle donne che abortiscono (“assassine” and so on) e quest’anno, sono certa, sfileranno i bodyguard degli uteri delle donne che giammai potranno essere dedicati alla Gestazione per Altri.

Il volantino parla di “peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio”. Tutto scritto in maiuscolo perché si capisca meglio. Leggo poi un “non commettere atti impuri”, citato come comandamento, seguito dalla frase “ha ancora tutto il suo valore e deve essere osservato anche da questa generazione corrotta e pervertita”.

Quando dicono “questa generazione” immagino che parlino anche di me, orgogliosamente “pervertita”, dato che a loro piace usare questo termine. Posso io negare di aver commesso atti impuri? Ma neanche per sogno. L’atto impuro è la parte più divertente della vita di un’atea come me. E non ci penso neanche a mettermi in lavatrice per salvare la mia “anima”. Brucerò all’inferno, luogo per le bad girls assai più divertente del monotono e noioso paradiso.

A questo punto però vorrei sottoporre alla vostra attenzione due citazioni tratte da pezzi in cui si mette in discussione l’esistenza di un sesto comandamento in cui si vietano gli atti impuri e anche la norma sulla famiglia cristiana, naturale. Il comandamento “non commettere atti impuri”, nella Bibbia, non esiste. Non lo trovi nei passi Esodo 20:2-17, e Deuteronomio, 5:6-21. Il sesto comandamento dice “Non ucciderai”. I testi presi in esame sono tratti dalla traduzione della Cei (2008) e non vi è riferimento ad atti impuri.

“Le uniche condanne dell’omosessualità nell’Antico Testamento sono in Levitico 18 e 20. Che non è voce ispirata di Dio, bensì un codice di pratiche legali ebraiche divenute canone, e paragonabili alla sharia musulmana. Neppure Sodoma e Gomorra hanno a che fare con l’omosessualità, a dispetto delle credenze popolari. Sodoma venne condannata per lo stupro degli ospiti di entrambi i sessi, in contravvenzione non di leggi sessuali, quanto dell’ospitalità. Il profeta Ezechiele (16: 49-50) specifica chiaramente che il peccato di Sodoma fu l’essere “superbia, ingordigia, ozio indolente”, e Gesù stesso menziona Sodoma solo in relazione al rifiuto di ospitalità ai suoi discepoli (Matteo 10: 14-15). Furono gli scrittori ebrei Filone di Alessandria e Flavio Giuseppe, nel primo secolo d.C., che per primi attribuirono a Sodoma pratiche omosessuali da esecrare.

La Chiesa Cattolica, tutto questo, lo sa. Ma poiché per secoli i cattolici non ebbero accesso alle loro scritture in una lingua comprensibile, non presero mai la sana abitudine di verificare di persona se quanto predicato dal pulpito fosse davvero scritto”.

D’altro canto, Don Aldo Antonelli, sull’Huffington Post cita Ernesto Balducci che nel 1974, tra le altre cose, diceva:

“Che cosa si nasconde, però, dietro questo cosiddetto modello cristiano della famiglia? È lecito attribuire al messaggio cristiano un modello di famiglia quale quello che abbiamo ereditato dal passato e che ancora sopravvive? Ecco, la risposta è subito no. Si tratta appunto di una menzogna, non di quelle architettate da chi sa quale mal intenzionato, ma di quelle menzogne che nascono per una specie di escrescenza storica progressiva, sulla spinta di altre ragioni che non sono di tipo ideale, ma pratico.
Non esiste la ‘famiglia cristiana’, essa è appunto un falso valore”.

Sull’aborto ho scritto a proposito della mia esperienza e non mi pento affatto. Sulla Gestazione per Altri, in questi giorni ho sentito l’opinione di donne che si sono prestate per coppie di parenti, eterosessuali.

Leggo poi che Giampiero Dalla Zuanna, parlamentare del Pd, ha presentato un emendamento all’articolo 5 del ddl Cirinnà, in cui si vieta la Gpa anche fuori dall’Italia. Si parla di pene da tre mesi a due anni di carcere e multe di 600 mila o un milione di euro per chi lo fa. Poi per “chi organizza, favorisce o pubblicizza la pratica (…)” prevede una pena da 6 a 12 anni e multa da 600mila a un milione di euro.

Su Facebook leggo lo status di Andrea Rubera che mostra una foto della sua famiglia, con compagno e tre figli, che salutano Dalla Zuanna. Lui scrive:

“Un saluto al senatore Gianpiero Dalla Zuanna e un saluto anche a tutti voi, forse per sempre: se passerà il suo emendamento io e Dario potremmo finire in galera per 12 anni e i nostri figli sottratti alla nostra custodia e affidati ai servizi sociali!”

Per mio conto vi suggerisco di leggere il Manifesto femminista per l’approvazione del ddl Cirinnà, perché buon senso vuole che si smetta di lasciare spazio a divieti che comportano l’esclusione di altri esseri umani. Vi lascio con un passaggio del manifesto invitandovi a scendere in piazza il 23 Gennaio per difendere questi diritti fondamentali.

“Riteniamo che le problematiche legate alla gestazione per conto di altri (pratica vietata in Italia e a cui fanno ricorso anche le coppie eterosessuali) non possano in alcun modo inficiare il diritto delle coppie omosessuali ad accedere all’istituzione del matrimonio e al riconoscimento giuridico delle loro famiglie e guardiamo con preoccupazione come, sia consapevolmente che in buona fede, una discussione necessaria e seria sul tema della g.p.a. sia stata manipolata e strumentalizzata da parte delle forze conservatrici del nostro paese per affossare il ddl Cirinnà”.

Chi vorrà discuterne, considerando le donne soggetti e non oggetti delle decisioni altrui, potrà farlo senza tirare in ballo il ddl che con la Gpa non c’entra nulla. Suvvia, si tratta di famiglie, con figli. Quanto ancora l’Italia dovrà demonizzare e criminalizzare queste persone?