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Sapevo che attorno alla crociata contro la Gestazione per Altri, volgarmente detta ‘utero in affitto’, si stava consumando un’occasione di rilancio politico di temi di “coscienza” che nulla hanno a che vedere con la riflessione fatta a beneficio delle donne. Snoq risorge, alcune donne di partito si arrabattano per dimostrarci che gli argomenti di destra sono di sinistra e infine si scopre che il motivo per cui c’è tanto interesse per una questione che neppure ci tocca da vicino, giacché in Italia la GPA è vietata, è che il PPE, partito popolare europeo, quindi centro-destra, presenta un emendamento da sommare al testo della “Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia del mondo” che raccomanderebbe di vietare la prassi in tutta Europa. Com’era l’appello delle Snoq? Chiediamo che sia vietata in tutta Europa? Ecco cos’è Snoq (o cosa è sempre stata), per lo meno una parte di esso. È il prolungamento delle pratiche di partiti, buone per firmare in quanto donne quel che i paternalisti andranno poi a proporre e votare in parlamento.

E allora, dopo averne tanto parlato e aver dimostrato pienamente che il tema, per come è stato trattato da alcune, per quel che è diventato, ovvero qualcosa di estraneo che solo per arroganza viene proposta “in nome delle donne”, è necessario pur mettere la parola fine alle menzogne e aprire uno spiraglio di discussione dai contorni finalmente chiari. Vietare la GPA in Europa significa continuare ad alimentare il ricatto economico in India. Eppure dicono che è sbagliata, questa cosa, proprio perché diventa sfruttamento per le donne indiane. Ma se vi rifiutate di ammettere che esistono modi diversi di fare la stessa cosa, con pratiche più trasparenti, legali e regolamentate, che siano le gestazioni per altri fatte da amiche e parenti per coppie eterosessuali, che in gran numero fruiscono di questa cosa, o che si tratti di pratiche gratuite fornite da donne che vogliono farlo per coppie gay, o anche pagate se lo vogliono, dove potreste verificare se c’è una minima dose di ricatto che induce la donna a fare questo, se rendete impraticabile tutto ciò, dove pensate che andranno le coppie europee ad affittare uteri?

Quindi complimenti a quelle che rendono clandestine pratiche che dovrebbero essere rese trasparenti. Complimenti per essere così fantasticamente propense a nutrire il turismo uterino. Un po’ com’è per gli scafisti con i migranti o il turismo sessuale per chi arriva da paesi timorati di Dio/patria/famiglia dove la prostituzione e l’immigrazione sono resi illegali. Il proibizionismo produce sempre brutte conclusioni, e questo chi fa politica dovrebbe saperlo bene. Invece assistiamo al più feroce pinkwashing per dichiarare “femminista” un divieto omofobo e sessista. Una limitazione della autodeterminazione delle donne. Un modo come un altro di considerare le donne soggetti deboli invece che soggetti di diritto che possono esprimersi circa le proprie scelte.

Complimenti a chi nutre lo sfruttamento invece che restituire libertà alle donne che vorrebbero potersi autogestire. Così è per la prostituzione, così per la GPA, così per qualunque scelta che riguardi l’uso del corpo delle donne. È un decennio malandato quello che è ancora in corso, in cui l’inizio è stato caratterizzato dalle lotte in difesa del sacro corpo delle donne, procedendo per una vittimizzazione costante e per la richiesta di provvedimenti repressivi ancora in nome della tutela dei corpi delle donne. Commissioni che censurano immagini con corpi esposti, da modelle pagate e non costrette. Manifestazioni in cui si insultavano le donne del centro-destra per fare una distinzione tra le sante donne del centro-sinistra e le altre un po’ meno in odor di santità. Poi l’amalgama, la trasversalità per cui il linguaggio e gli obiettivi femministi, quelli veri, sono stati scippati e normalizzati. Ce li hanno restituiti nel linguaggio che usano certe Snoq o altre femministe “storiche” al cui seguito oramai sta una massa di signore e signorine giustizialiste che non fanno altro che immaginare divieti su divieti e percorsi obbligati per donne alle quali non si lascia neppure il diritto di scegliere se denunciare o meno una violenza.

Nulla di nuovo in realtà se pensiamo a un 2008 in cui il candidato sindaco di Roma di centro-sinistra voleva munirci di bracciali antiviolenza o di chip sottopelle, non ricordo bene, per non parlare del marketing fatto in favore degli spray anti “stupro”, così li definirono, per non parlare della caccia all’uomo nero che causò la decisione di aggravare le pene all’immigrato che fa violenza, sgravando, moralmente, di un po’di responsabilità gli italiani violenti con le donne. In questi anni è stato un continuo susseguirsi di azioni, iniziative, promozione di patti emergenziali, leggi securitarie, città blindate, dalle ronde alla richiesta di militari a sorvegliare i nostri corpi, fino a questi ultimi tempi in cui le Snoq sono al tramonto, per quanto risorgano di tanto in tanto, ma lo snoqqismo resta. Un po’ come la cultura berlusconiana che resiste nonostante la sua caduta.

Così è la cultura del corpo restituito al patriarcato, dell’autodeterminazione decisa solo dalle nostre madri, femministe di lungo corso o giovani rampanti che sono il prodotto di un confuso donnismo che reputa tutte le donne uguali, nega che esista la differenza di classe, razza, identità politica, nega che il principale “uso” e “abuso” del corpo delle donne lo fa la politica, persino tramite le signore che anestetizzano i bisogni delle ragazze precarie intruppandole nelle piazze a suon di balli e slogan che non ci riconoscono comunque il diritto al reddito. Nega che i nostri corpi siano usati da governi, partiti, donne di partito, istituzioni, da chi dice di volerci salvare per alimentare l’industria del salvataggio e da quegli altri che praticano razzismo o omofobia in nome delle donne. Nega che esistano vari femminismi e autoritariamente è portato a immaginare che le donne debbano obbedire ai suoi diktat e non alle proprie scelte autodeterminate.

Cos’altro ci proibirete ora? Possiamo prendere il caffè o ci direte che ci fa male? Potremmo camminare più velocemente. Scegliere i nostri percorsi di studi, amare chi vogliamo, viaggiare in paesi “pericolosi”, fare i mestieri che vogliamo, o ci direte che siamo fatte per restare al sicuro, protette dal patriarcato, e dalle suocere, a badare ai figli e a cucinare per i mariti? Perché tutto quello di cui parlate non è il mio femminismo e non so neppure dire che cosa sia. Riconosco che esistono tanti femminismi ma il vostro che roba è? Proibizionismo? Femminismo della dominazione? Avete in mente un sadomaso non consensuale? Posso dire che ci avete prolassato l’utero? Giusto per restare in tema.

E ricordando la posizione dell’Associazione Certi Diritti, che chiaramente dice “noi rifiutiamo di accogliere l’idea di donne incapaci di fare delle scelte consapevoli e di vivere nel proprio corpo esperienze coerenti con il proprio pensiero“, mi chiedo perché mai ancora si consideri il femminismo questa cosa informe dettata dall’interesse trasversale e moralista nei confronti del corpo delle donne. Il corpo è mio e lo gestisco io. Perché sono capace, consapevole e non accetto padrini e protettori. Che la destra, perciò, torni a parlare d’altro, d’opposizione all’aborto, per esempio, ché il linguaggio che usate per ogni divieto è perfettamente uguale. Riunitevi agli omofobi. Anzi no, che sciocca, se voterete quella cosa proposta in parlamento europeo in realtà siete già riuniti. E si ricelebra la festa del voto di destra come fu per la risoluzione antiprostituzione (Honeyball). Perché è destra. Più destra di così si muore.