Il caso Quarto al centro della puntata di ieri di ‘Otto e mezzo’ (La7), ospiti in studio Andrea Scanzi, giornalista de Il Fatto Quotidiano, il filosofo Massimo Cacciari e il giornalista de La Repubblica, Vittorio Zucconi. “Nella vicenda Quarto – dice Scanzi – inizialmente il Pd ha pestato molto l’acceleratore della questione morale, finalmente l’ha scoperto anche Renzi, però si sono resi conto anche loro magari dopo le azioni di Pina Picierno (eurodeputata Pd) che chiedeva le dimissioni a Quarto, rischiano di rimanere in tre perché ogni giorno c’è un’inchiesta che va a colpire il Pd. quello è un terreno molto scivoloso”. “Non è semplice andare da un magistrato e denunciare cose di questo genere” aggiunge Cacciari. “Anche perché un sindaco può anche non sapere che le sue telefonate sono tutte intercettate, non è mica obbligatorio saperlo, la sindaca è parte lesa e non mi pare che ci siano gli estremi per le dimissioni”. Di parere opposto il pensiero di Zucconi il quale rimarca l’atteggiamento del direttorio del M5S: “Non si può dire noi sappiamo tutto di tutto, ma non sapevamo quello che succedeva a Quarto. E chi decide nel M5S? La diarchia? E’ terribile quando dicono: ‘Ma io non sapevo niente‘. Non ci si può permettere in un movimento così, il dubbio che avvengano cose a loro insaputa”. Scanzi conclude: “Manca un’organizzazione, dei punti di contatto, ma a me fa sorridere questa teoria per cui Di Maio avrebbe dimostrato di essere debole politicamente perché non sapeva chi fosse De Robbio. Come faceva a capirlo? Cioè lo guardava in faccia e dalla fisiognomica diceva: ‘Tu un giorno diventerai camorrista?'”

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