Espulsa dal Movimento 5 Stelle “per grave violazione dei principi”, ma resta al suo posto. I grillini hanno cacciato Rosa Capuozzo, il loro unico sindaco in Campania, ma la giunta di Quarto (Napoli) va avanti. “Al di là di ogni colore politico e per i cittadini”, si legge in un comunicato. “Sono decisa ad andare avanti, a portare avanti il progetto del Movimento anche senza simbolo, a lavorare per Quarto”, ha aggiunto in serata uscendo dalla procura di Napoli dove è stata sentita come teste. La procedura di espulsione è partita in mattinata: il primo cittadino non ha rispettato l’ultimatum del leader Beppe Grillo dopo le polemiche per l’inchiesta della Dda di Napoli che ha indagato l’ex consigliere De Robbio per voto di scambio e tentata estorsione: “È dovere di un sindaco del M5S”, si legge sul blog, “denunciare immediatamente e senza tentennamenti alle autorità ogni ricatto o minaccia che riceve. Perché siamo il Movimento 5 Stelle e non un Pd qualsiasi”. Dopo l’annuncio che anche i consiglieri di maggioranza continueranno a sostenere il sindaco, i vertici M5S hanno fatto sapere che tutti e 15 in blocco saranno espulsi. E Grillo sempre dal blog risponde a Matteo Renzi: “Il Pd negli ultimi anni conta indagati, rinviati a giudizio e spesso condannati a centinaia e senza contare gli uomini piazzati nelle partecipate e nelle aziende parastatali: numeri degni di un’organizzazione criminale. Un primato nazionale. Come il Pd nessuno mai”. E parafrasando proprio il capo del governo aggiunge: “Il Pd ha il monopolio immorale, il record degli indagati, ma i giornali ben ricompensati preferiscono ometterlo. Quando indagano un sindaco non specificano mai di che partito è, perché nove volte su dieci è del Pd”.

Il divorzio tra il M5s e il suo sindaco si è consumato ufficialmente prima sul blog di Beppe Grillo con un post pubblicato di prima mattina, poi con un video di tre membri del direttorio (Di Battista, Di Maio e Fico). I parlamentari hanno smentito di essere mai stati a conoscenza di minacce o ricatti: “Chi dice che sapevamo sarà querelato”, hanno detto in diretta su Facebook. In alcune delle intercettazioni agli atti infatti, vengono citati i loro nomi: il 24 novembre il sindaco dice “ho già avvertito Di Maio”, mentre il 16 dicembre il capogruppo commenta “Fico mi ha mandato un sms e mi ha detto di andare avanti tranquillamente”. Ma loro ribattono: “Conversazioni strumentalizzate”.

Capuozzo si è presentata in procura a Napoli per essere ascoltata dai pm che indagano sui presunti condizionamenti della camorra sulle amministrative di Quarto. Prima di lei è stato interrogato anche il capogruppo Alessandro Nicolais. L’11 gennaio gli uffici e la casa del primo cittadino sono stati perquisiti per cercare registrazioni e ulteriori documenti sulla vicenda. Capuozzo non è indagata, ma secondo il pm Woodcock ha avuto una “condotta non lineare e sicuramente da approfondire”. Nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta emerge che era al corrente del ricatto di De Robbio ai suoi danni, ma non lo ha denunciato.

Nel post con cui Grillo procede all’espulsione, intitolato ‘Noi nel M5S facciamo così #onestà’, sono riportate le parole del sindaco di Quarto, intercettata rispettivamente il 24 novembre e il 16 dicembre 2015, in colloqui telefonici con i consiglieri comunali Concetta Aprile e Alessandro Nicolais. “La camorra a Quarto ha perso”, si legge sul blog, “perché non è riuscita a incidere in alcun modo sull’amministrazione e tutte le richieste pervenute sono state rimandate indietro duramente. Ma dalle parole di Capuozzo è evidente che si è trattato di un caso di ricatto da parte dell’ex consigliere De Robbio, al contrario di quanto da lei stessa sostenuto nelle sue dichiarazioni pubbliche e di quanto riferito ai membri del M5S nei diversi incontri avuti, in cui ha parlato di semplici pressioni politiche”. Per questo Capuozzo doveva denunciare le minacce “perché noi – si legge ancora – siamo geneticamente diversi dai partiti che invece di sbattere la porta in faccia alla criminalità organizzata, come fatto a Quarto, la fa accomodare e sedere al proprio tavolo per spartirsi la torta. E la nostra differenza sta proprio nel non predicarla solamente, l’onestà, ma nell’applicarla giornalmente”. E si conclude: “Come diceva Paolo Borsellino in riferimento alla necessaria pulizia da fare all’interno dei partiti, non bisogna soltanto essere onesti, ‘ma apparire onesti’, al di fuori di ogni dubbio e al di sopra di ogni sospetto”.

L’espulsione del sindaco e della giunta era ormai considerata scontata, anche se ha creato numerosi malumori dentro il Movimento. Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti ha criticato il metodo e il fatto che non ci sia stata condivisione con la base: “Chi l’ha deciso?”. Critici però anche alcuni parlamentari: dai campani Sergio Puglia e Paola Nugnes, ai deputati Luigi Gallo, Matteo Mantero e Silvia Giordano. I più scontenti sono i senatori: non hanno nessun rappresentante dentro il direttorio (i cinque rappresentanti sono tutti deputati) e lamentano di essere stati tenuti all’oscuro della vicenda fino alla fine. Nel pomeriggio hanno fatto una riunione a Palazzo Madama, mentre l’incontro in programma tra i deputati a Montecitorio è stato sospeso per cercare di far calmare le acque.

*aggiornato da redazione web il 13/01/2016