“Operazioni ad alto impatto grazie a 200 uomini di rinforzo alla polizia” prometteva per Napoli il ministro degli Interni Angelino Alfano agli inizi di ottobre, con la guerra tra clan in corso. “Questi uomini non li abbiamo mai visti” dicono oggi i sindacati di polizia Siulp e Siap. Che raccontano, anzi, di come nulla sia cambiato sul fronte sicurezza negli ultimi mesi. Nonostante i morti ammazzati tra i quartieri Sanità, Forcella, rione Traiano e Soccavo. Vincenzo Annunziata, segretario generale del Siup Napoli conferma a ilfattoquotidiano.it che dopo quegli annunci poco o nulla si è mosso: “Negli uffici della Questura di via Medina sono stati trasferiti otto agenti, i poliziotti che lavorano nelle strade di Napoli sono quelli del reparto di prevenzione, già in servizio nel capoluogo“. Ma le carenze sono tante: dalle armi in dotazione ai giubbotti antiproiettile: “Rispetto a quelli utilizzati dalla criminalità organizzata siamo all’età della pietra” spiega Gregorio Bonsignore, segretario generale Siap Campania. E intanto a Napoli si continua a morire in strada. Gli ultimi due omicidi potrebbero essere legati tra loro: si indaga infatti sulla somiglianza fisica e su un presunto scambio di persona tra il 27enne Maikol Giuseppe Russo, colpito alla testa da un proiettile a fine anno forse per errore e Luigi Di Rupo, 24enne freddato il 5 gennaio all’interno di un bar, a Melito.

L’ANNUNCIO DEL MINISTRO – Era ottobre quando, in più occasioni, il ministro dell’Interno ha annunciato l’arrivo di duecento unità di rinforzo per le forze di polizia a Napoli: “Carabinieri, polizia e finanza potranno giovarsi del distacco degli operativi servizi centrali anticrimine, ossia lo Sco, il Ros e lo Scico e l’apporto della Dia”. I motivi c’erano (e ci sono) tutti: “Abbiamo assunto decisioni urgenti – le parole di Alfano – perché Napoli è in cima alle priorità del governo e merita risposta in termini di sicurezza“. Questa promessa arrivava nel pieno dell’escalation di attentati di camorra ancora in corso a Napoli, ma anche a pochi giorni da un altro episodio che gli agenti non dimenticheranno facilmente: il ferimento del sovrintendente Nicola Barbato, durante un’operazione antiracket, il 24 settembre scorso. Chi ha sparato al poliziotto era andato a riscuotere delle tangenti dal titolare di un negozio di giocattoli di Fuorigrotta. Quello il clima di quei giorni. Poco dopo l’annuncio dei duecento uomini. Ma oggi, a distanza di tre mesi, i conti ai sindacati di polizia non tornano.

LA CARENZA DI UOMINI – “Sarebbero dovuti arrivare agenti esperti per le indagini da inserire negli organici della squadra mobile e dei commissariati – spiega Annunziata – ma questi rinforzi per l’intelligence non sono mai arrivati”. A Napoli e nella provincia sono in servizio 4mila uomini, ma in questo numero c’è tutto: ci sono gli agenti che lavorano in ufficio, ci sono quelli del nucleo cinofili, gli artificieri, i tiratori scelti, i corpi di guardia. “Gli agenti che operano in strada invece – dice Annunziata – sono quelli del reparto prevenzione crimine già di stanza a Napoli e sono 180 (compresi quelli negli uffici)”. Si spostano a seconda della necessità, dal quartiere di Forcella a Caserta, dove di recente sono stati impiegati per alcune operazioni antimafia. Il segretario del Siulp fa notare una questione logistica ben nota agli ‘addetti ai lavori’. Per gli agenti di alcune sezioni è necessario essere in tre per uscire con un’auto. Che tradotto significa: “Per far muovere dieci volanti occorrono trenta poliziotti”. Ed ora molti ripongono le speranze nell’avvio del riordino delle carriere. “Potrebbe essere un modo per recuperare uomini, chiudendo uffici e assorbendo altre forze di polizia, ma anche in questo caso non si è visto ancora nulla” commenta Gregorio Bonsignore.

DAI GIUBBOTTI ALLE ARMI – Appostamenti, servizi sotto copertura, antimafia, antidroga, antirapina. Solo la squadra mobile fa migliaia di servizi al mese, eppure a Napoli tra Ufficio scorte e Mobile la polizia ha solamente 20 giubbotti antiproiettile sotto camicia, dieci per sezione. “Poi ci sono quelli in dotazione alle Volanti, utilizzati per i blitz, che non passano inosservati e indossando i quali non puoi certo fare un appostamento” spiega Bonsignore. Che aggiunge: “Magari l’avesse avuto il collega ferito a Fuorigrotta”. Il sindacalista parla di una carenza cronica di mezzi e uomini imputabile non certo a un solo governo: “Resta il problema di dover combattere la criminalità organizzata con armi rimaste a decenni fa”. Mentre i clan spendono fior di quattrini per utilizzare le più potenti armi in circolazione. I giubbotti antiproiettile? Non sono solo un problema di Napoli. Basti pensare che a Biella gli agenti hanno speso 500 euro, circa un terzo dello stipendio, per acquistare un’attrezzatura in grado di bloccare anche il kalashnikov Ak47. Che i normali giubbotti in dotazione non possono fermare. Appelli anche dal sindacato di polizia Sal di Padova, dove la questura si è ritrovata con soli 40 giubbotti che presto saranno inutilizzabili perché avranno superato la data di scadenza. Insieme all’annuncio sui 200 agenti in più, a ottobre Alfano aveva anche promesso il ripristino delle 300 telecamere di videosorveglianza non funzionanti. Secca la risposta: “Per guardare quei filmati ci vogliono agenti. Li togliamo dalla strada?”. Eppure in piazza Calenda, a Forcella, dove a San Silvestro è stato ucciso Maikol Giuseppe Russo (estraneo ai clan della camorra) le telecamere sono guaste.

LA REPLICA DEL VIMINALE – Nel frattempo arriva la risposta del Viminale, che a ilfattoquotidiano.it conferma sia il rafforzamento delle strutture investigative sia il potenziamento dei controlli. “Per quanto riguarda la Polizia di Stato, a Napoli è stata integrata un’aliquota distaccata dal Servizio Centrale Operativo della direzione centrale presso la Squadra Mobile” spiegano. Si tratta di 5 unità, oltre “all’aggregazione stabile di un funzionario direttivo dello stesso servizio, per un totale di 12 unità”. La squadra mobile, invece, è stata potenziata con l’assegnazione di un funzionario direttivo e con l’invio di 10 unità esperte nell’attività di contrasto alla criminalità organizzata. Questi i numeri che non hanno soddisfatto i sindacati. Poi la guerra di camorra ha continuato a mietere vittime. “A Napoli è stato predisposto un potenziamento giornaliero” assicura il ministero dell’Interno. Dal 15 luglio scorso nei reparti delle forze di polizia (in vista delle operazioni ‘Alto Impatto’) il personale impiegato è passato da 50 a 200 uomini. Si tratta di agenti impegnati proprio nei quartieri ritenuti più a rischio. “Nei reparti di Prevenzione Crimine della Polizia di Stato, invece, da settembre sono assicurate tre le 60 e le 65 pattuglie dal Reparto Prevenzione Crimine della Polizia di Stato e dalla Compagnia Intervento Operativo dei carabinieri”.

Aggiornato alle 20.36 del 7 gennaio 2016

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