di Carblogger

Cosa hanno in comune una partita di calcio e un’automobile? Sui due piedi, chi vive di estri artistici potrebbe rispondere che ci sono assonanze tra la circolarità delle ruote e la sfera di cuoio, tra il boato del pubblico dopo un gol e il rombo di un motore in accelerazione. La risposta, declinata in una più pragmatica ottica di business, è una sola: il pubblico. O, meglio ancora, il target di riferimento, trasversale per classi sociali, età e, negli ultimi tempi, anche per sesso, vista la sempre maggiore attenzione che anche le donne rivolgono al football.

Ecco perché, nel corso degli anni, la sponsorizzazione delle squadre di calcio ha sempre costituito, per molti costruttori di autoveicoli, un approdo sicuro dove far confluire una cospicua parte degli investimenti di comunicazione allocati a budget.

odiosa675

Esempi? Innumerevoli. Limitando l’osservazione ai cinque principali campionati europei (Serie A, Premier League, Bundesliga, Ligue 1 e Liga), nella sola stagione 2015-16 si contano dieci accordi che hanno portato le squadre di calcio a stampare sulle proprie divise i loghi di case automobilistiche. Andando per ordine: in Serie A i binomi sono Juventus-Jeep e Udinese-Dacia. In Inghilterra la croce della Chevrolet fa mostra di sé sulle jersey del Manchester United. In Bundesliga c’è ancora maggior concentrazione di quattro ruote che danno calci a un pallone: il Wolfsburg non può che esibire il logo Volkswagen, lo Stoccarda è supportato dalla Mercedes Benz Bank mentre l’Alfa Romeo è lo sponsor ufficiale dell’Eintracht Francoforte. In Francia si guarda a oriente: il Bordeaux ha sposato Kia, il Lione Hyundai mentre Angers Sco viene sostenuta da Scania. Nella Liga spagnola il Celta Vigo, ex compagine allenata dal campione d’Europa Luis Enrique, è sponsorizzata da Citroen. Da non dimenticare, infine, che la Champions League presenta come sponsor ufficiale Nissan, che ha rilevato da poco lo scettro da Ford.

Insomma, di case history ce n’è a volontà, anche risalendo al passato. Basti ricordare, a mero titolo di esempio, le accoppiate Milan-Opel e l’accostamento di Mazda alla Roma nei primi anni duemila e alla Fiorentina fino a due stagioni fa. A quanto pare tutti casi di successo, che spingono i costruttori a rinnovare periodicamente il proprio impegno nel mondo del calcio.

I dati sono chiari: le ricerche delle società specializzate parlano di un’affinità tra il mondo del calcio e quello dell’auto che si aggira intorno all’80%. Importante anche il rapporto tra investimento e risultati, se si considera che un passaggio di advertising televisivo di sessanta secondi a volte costa quanto la sponsorizzazione di un team per un’intera stagione. E poi c’è lo sviluppo della brand awareness, primo indispensabile passaggio per guidare il potenziale cliente all’acquisto del prodotto.

Basti pensare che, per tornare a Mazda, negli anni in cui il logo comparve sulle maglie giallorosse, la brand awareness della casa salì dal 20% all’80%. Il mondo del calcio, poi, garantisce un coinvolgimento emotivo e processi di identificazione tra pubblico, squadra e sponsor che possono essere alimentati tramite social media, partite ufficiali e creazione di eventi associati.

Insomma, tra quattro ruote e sfera di cuoio il substrato connettivo è solido e collaudato. C’è solo da scommettere su quali saranno le prossime accoppiate.

@carblogger_it

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Uber, ma come fa a valere più di General Motors?

next
Articolo Successivo

Auto o smartphone? Nel 2020 sarà l’intelligenza artificiale al comando

next