Undici persone arrestate a Sarajevo: secondo il procuratore Dubravko Campara il gruppo, fermato il 22 dicembre, “stava organizzando un attentato dinamitardo in occasione delle feste di Capodanno che avrebbe potuto uccidere un centinaio di persone”. Una notizia che viene diffusa a poche ore dall’allarme lanciato dalla polizia austriaca, che ha parlato di attacchi pianificati nelle capitali europee per la notte di Capodanno. L’obiettivo pianificato dell’attentato, secondo le autorità bosniache, era quello di piazzare un ordigno sotto una macchina della polizia o in un luogo di ritrovo affollato. Campara ha aggiunto che non sono state ancora trovate prove fisiche di “legami” con l’Isis, ma nelle casa dove si riunivano sembra campeggiassero sui muri bandiere dello Stato Islamico.

Gli arresti risalgono al 22 dicembre scorso quando la polizia bosniaca ha effettuato una grossa operazione che ha coinvolto un centinaio di agenti speciali in diverse località intorno a Sarajevo: l’operazione si è conclusa con l’arresto del gruppo per reclutamento e incitamento pubblico ad attività terroristiche collegate a gruppi e strutture dell’Isis e a persone che stanno combattendo in Siria e in Iraq. Gli arresti sono stati effettuati in particolare accanto alla caserma dove, il 19 novembre scorso, sospetti estremisti islamici avevano ucciso due militari, suicidandosi subito dopo, in quello che le autorità locali avevano considerato un attacco terroristico.

I Balcani sono diventati punto di arrivo e partenza per tutti i combattenti che vogliono unirsi allo Stato Islamico: la Bosnia, subito dopo il Kosovo, rappresenta terreno fertile per il fondamentalismo e crocevia del passaggio dei combattenti stranieri diretti a Mosul o a Raqqa. Campi di addestramento di estremisti islamici sono stati allestiti a soli 250 km da Belgrado e in alcune città e villaggi come Gornja Maoca, nel nord est del Paese, svettano le bandiere nere dell’Isis.

 

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