Era ora che glielo dessero l’Ambrogino d’Oro. Giacomo Bulleri, 90 anni, di cui sessant’anni passati davanti ai fornelli. Ma per carità, non chiamatelo chef. “Io faccio il cuoco, ho cominciato come lavapentole, prima facevo il bigliettaio sul treno, non seguo le mode e non vado in televisione a fare quelle cavolate di Masterchef”. Toscanaccio di Collodi. “Si, sono nato nello stesso paese di Pinocchio. E qualche bugia l’ho detta pure io”. Ha scritto un libro memoir Ricette di vita. Qual è la sua? “L’inquietitudine. Non mi fermo mai. Raggiungo un obiettivo e subito ne ho un altro”. Ha 90 anni e scoppia di salute. “Ho colesterolo e pressione di un trentenne“. Tiè. Vive in una palazzina liberty di viale dei Mille con tutta la famiglia, figli e nipoti, come un patriarca.  Adesso si è tolto il grembiule da cuoco e si è infilato un gessato del suo sarto napoletano, Luigi Dalcuore. E gli ha chiesto di confezionare eleganti divise anche per il suo staff.

Borsalino in testa, dritto come un giunco, voce sottile, tutte le sere si fa un giro per il suo feudo culinario  di via Sottocorno (Ristorante Giacomo, Bistrot che assomiglia un club privato molto british e La Pasticceria) e poi si ferma in Tabaccheria, una sorta di boutique gastronomica, per farsi una partita a carte con Filippo Tota, suo amico e sofisticato food selector. Che tra una briscola e un burraco gli fa assaggiare un pomodorino giallo, una ventresca di tonno, un carciofo bianco di Pertosa e un carpaccio di tartufo nero di Gubbio. Entra Othello, il rapper di denuncia palermitano. Una calorosa stretta di mano fra “compari”, visto che suo genero è siciliano.

Lo chiamano l’Indro Montanelli dei fornelli, li legava una verace amicizia e quel sano disincanto dalla vita che solo i grandi anziani raggiungono. “Giocavamo a carte e si chiacchierava di politica a modo nostro davanti alla pappa al pomodoro, tra i suoi piatti preferiti. Ma del mangiare non gliene fregava granchè. Si nutriva d’altro…”, ricorda. Don Giacomo ha invece nutrito generazioni su generazioni. La sua prima trattoria dietro la Camera del Lavoro è stata meta dei sindacalisti arrabbiati della Milano degli anni di piombo. Dopo 33 anni il trasloco in via Sottocorno. E lì ci sono passati proprio tutti: Sofia Loren, Mike Jagger, John kennedy jr, Sandro Pertini, Putin, Kohl, Zapatero e, infine, Michelle Obama con le figlie.

Il più grande gesto d’amore lo ha ricevuto dai suoi dipendenti (qualche centinaio) che hanno preso carta e penna e hanno indirizzato una lettera al Comune. Più che una lettera è stata una candidatura. E hanno proposto Giacomo per l’Ambrogino d’oro (la benemerenza civica del Comune di Milano). Motivazione? Per aver creato lavoro, ricchezza e impresa. Senza mai montarsi la testa. E non è poco. E con un’orchestra swing dal sapore retrò si è festeggiato all’Arengario, la perla dei suoi ristoranti con vetrate spalancate sul Duomo, scatenandosi in twist and rock.

Poco ci è mancato che fosse affiancato  da Giorgia Colombo, la Myrta Merlino di Telelombardia, con la verve di Michelle Hunziker, quattro ore di diretta al giorno con “Orario Continuato”, candidata A

mbrogina anche lei. In bocca al lupo per l’anno prossimo!

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