“Lei può entrare, lui no”. Succede sui bus, sui taxi e nei ristoranti. Sono 300mila gli italiani affetti da disabilità visive e per molti il cane guida è un ausilio indispensabile che il legislatore riconosce e tutela dal 1974, stabilendo per legge il libero accesso ai trasporti e in ogni esercizio aperto al pubblico. A distanza di 41 anni la legge è rimasta sulla carta, nonostante siano state introdotte anche sanzioni fino a 2.500 euro per chi non la rispetta. Per scoprire quando sia diffuso il “rifiuto” basta bussare alle porte degli hotel. Abbiamo fatto un “esperimento” a Milano, seguendo Simona e il suo pastore nella città più europea d’Italia, fresca di Expo e appena premiata dalla Commissione europea proprio per le azioni e le buone pratiche contro la discriminazione dei disabili. Non da tutti. Gli alberghi che non accettano “cani, né cani guida” sono almeno una quarantina solo nel centro della città. Ci siamo andati. E il risultato è una porta in faccia, letteralmente.

Una o quattro stelle poco cambia: il non vedente deve farsi valere contro resistenze surreali. A volte va bene, a volte non basta. Le concessioni poi sono spesso peggiori dei rifiuti: “Se proprio insiste lo facciamo entrare, ma lo tenga sul balcone”. C’è chi per scoraggiare Simona mette subito in conto maggiorazioni per “costi di sanificazione della stanza”. E chi avverte che il cane “non potrà uscire dalla camera e in nessun caso accedere al ristorante con gli altri ospiti”. “Una fatica enorme, un’umiliazione continua”, racconta Simona Zanella dell’associazione BlindSight Project che ha avviato una campagna di informazione per sopperire al deficit di conoscenza dei diritti dei ciechi. In Rete si moltiplichino le denunce ma proprio Internet è un veicolo straordinario per abusi e prevaricazioni. I big delle prenotazioni online, ad esempio, pubblicizzano migliaia di annunci dove la dicitura “né cani, né cani guida” fa bella mostra insieme ai servizi come sauna, palestra, spa e wi-fi. Luoghi di accoglienza che garantiscono tutto il superfluo, non l’essenziale previsto dalle leggi italiane. Meno che mai il rispetto delle persone affette da disabilità. Ecco la giornata-tipo di chi, menomato della vista, tenta lo stesso di fare cose normali. E viene respinto da normali vedenti molto più ciechi di lui  di Thomas Mackinson e Alessandro Madron

A parole nostre - Sogni, pregiudizi, ambizioni, stereotipi, eccellenze: l'universo raccontato dal punto di vista delle donne. Non solo per le donne.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Disabili: ministro Delrio, le chiedo più chiarezza da parte delle istituzioni

next
Articolo Successivo

Houston abbiamo un problema, la privacy non ci interessa più

next