Dal ricorso improprio alla decretazione d’urgenza alla violazione dell’articolo 47 della Costituzione sulla tutela del risparmio. Opposizioni all’attacco sul decreto salva-banche, il provvedimento da 3,6 miliardi varato dal governo Renzi per risanare il dissesto di Cassa di risparmio di Ferrara, Banca delle Marche, Banca popolare dell’Etruria e del Lazio e Cassa di risparmio di Chieti atteso oggi alla prova delle pregiudiziali di costituzionalità presentate da Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Lega Nord.

URGENZA SOSPETTA – Sotto accusa finisce, innanzitutto, il metodo. Per la scelta del governo di ricorrere allo strumento del decreto legge anziché alla legge ordinaria. Un “abuso”, si legge nel documento dei berlusconiani a prima firma Renato Brunetta, “in mancanza dei presupposti” previsti dall’articolo 77 della Costituzione, che “sbilancia di fatto a favore dell’esecutivo” l’equilibrio dei poteri “imponendo una compressione” del legislativo. “Un metodo procedurale non più accettabile”, obbiettano i deputati di Forza Italia, “che determina una produzione normativa fuori controllo, scorretta e illegittima”. Rilievi condivisi anche dai parlamentari del Carroccio. Che nella loro pregiudiziale (primo firmatario Filippo Busin), parlano di “sbilanciamento” e “forzatura” degli equilibri dei poteri a tutto vantaggio del governo nonostante la carenza “dei presupposti di straordinaria necessità e urgenza”.

PREGIUDIZIO AL RISPARMIO – Si concentra, invece, tutta sul merito la pregiudiziale del M5S, contro la procedura di risoluzione delle crisi bancarie introdotta dal decreto dell’esecutivo. Una norma, sostengono nel testo a prima firma Daniele Pesco, che “rappresenta indubbiamente una violazione del principio di ragionevolezza e uguaglianza” sancito dall’articolo 3 della Costituzione e “di capacità contributiva” tutelato dall’articolo 53. Non solo. “Le azioni di risoluzione” previste dal decreto, ricorda la pregiudiziale, introducono delle “deroghe ai principi contabili” con decorrenza retroattiva. L’effetto, spiegano i grillini, è quello di consentire “agli enti creditizi e finanziari e alle imprese di assicurazione di dedurre integralmente le svalutazioni e le perdite su crediti nell’anno in cui si sono verificate”. In sostanza, aggiungono, “si anticipa l’applicazione della svalutazione e delle perdite” al periodo di imposta 2014. “Per tale motivo non si comprendono le ragioni che hanno indotto il governo ad intervenire solo ora, nonostante l’eccessivo ritardo, e mediante la decretazione d’urgenza”, prosegue il testo. E è proprio a causa della tardività che l’intervento dell’esecutivo appare “pregiudizievole per i creditori e per i risparmiatori delle banche interessate” in violazione dell’articolo 47 della Costituzione sulla tutela del risparmio e l’esercizio del credito.

VIVA LA SPECULAZIONE – Stessa norma richiamata anche da Forza Italia e dalla Lega. Le operazioni disposte dal decreto legge, sostengono i berlusconiani, “sottintendendo un sacrificio per decine di milioni di euro richiesto agli obbligazionisti ed azionisti” delle quattro banche ‘salvate’ dall’esecutivo, prefigurano “una chiara violazione” del disposto costituzionale che tutela il risparmio in tutte le sue forme. Ancora più netta la bocciatura del Carroccio. “L’intervento del governo – recita la pregiudiziale della Lega – seppur celato dietro nobili intenti ha quale unica finalità quella di salvaguardare gli interessi delle banche che hanno, per giunta, operato attraverso sistemi di speculazione finanziaria aleatori mettendo a rischio i risparmi dei propri clienti”. E’ quindi “palese”, accusano i deputati della Lega, che l’esecutivo abbia operato “nella piena consapevolezza di travalicare i limiti costituzionali al fine di tutelare interessi privati”. Violando, oltre all’articolo 47 della Costituzione, anche il 41 e il 45 “che sanciscono l’utilità sociale dell’iniziativa economica” e “riconoscono la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità senza fini di speculazione privata”.

Twitter: @Antonio_Pitoni

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