Vorrei essere la luce laser che bucava l’oscurità. Vorrei essere il pino mediterraneo con la chioma spalancata su Marechiaro. Vorrei essere una nota di “ACDC” che avvolgeva il vecchio borgo di pescatori. Vorrei essere una della famiglia Rocco che ogni anno regala agli amici una serata di musica da sballo. Vorrei avere la calma zen della padrona di casa che ha gestito un servizio d’ordine anti-imbucati da red carpet: a ogni invito, corrispondeva un numero, ad ogni numero bisogna esibire il documento d’identità. Vorrei essere  tutto questo. Ma non vorrei essere il prato calpestato, battuto a ritmo hard rock da 2000 e oltre tacchi, tacchetti, stivaletti borchiati.

Il tema quest’anno di Mimmo Rock party era “Back in Black” con band live dei Riff & Raff, fatta volare espressamente da Londra. Prima si passava in un tunnel di spettacolari giochi di luce, poi si passava al buffet american style, hot dog e hamburger, mentre agli ospiti si distribuivano  cerchietti di corna rosso fluorescente alla Bufalo Bill.  Nel parco della villa era allestito un palco da concerto. Mimmo Rocco si occupa di terminal petroliferi, sua moglie Annapaola fa la dentista, i figli Rossella e Salvo,  rispettivamente organizzatrice di eventi e regista di spot televisivi, tutti  per una notte  travestiti da rockettari inossidabili.  Toh, chi si rivede Noemi Letizia, la papi girl ante-litteram di Berlusconi, imborghesita nel nuovo ruolo di mamma e moglie felice.

Proprio nelle ore in cui si scioglieva il sangue di San Gennaro, nei saloni baroccheggianti dell’Istituto di Cultura Meridionale (di cui il premio Nobel Lech Walesa  è stato appena insignito presidente onorario) andava in scena il vernissage (fino al 3 ottobre) della collettiva di 28 artisti che hanno reinterpretato il santo, icona viscerale dell’essenza della napoletanità: sagome di materiale riciclato e varie contaminazioni di folklore popolare. Suggestiva la “cartolina” della processione dipinta da Ella Knight mentre Fabrizia Cavallo sovrappone sotto la mitra ingioiellata del santo la faccia da fumetto di Diabolik. Vesuvi in eruzione di Cristina Ascarelli ispirata per il suo trittico di patchwork dal tesoro di San Gennaro. Poi il padrone di casa, l’avvocato Gennaro Famiglietti, vola a Expo per consegnare a Vittorio Sgarbi la Sirena di Silvana Galeone.

Ha stra-ragione Diego Della Valle su Pompei, il museo archeologico en plein air che il mondo intero ci invidia. E’ un cantiere in corso perenne, un problema di mala gestione del tiramm ‘a campa’: “L’inerzia di Pompei mi fa ammattire”. Urge un intervento di pronto cash di un privato proprio come Della Valle farà con il Colosseo, di cui ne finanzia il restauro con la bellezza di 25 milioni. Ma per una sera la bacchetta magica del maestro Alberto Veronesi, da un anno direttore artistico del Pompei Festival, ci ha fatto dimenticare la Pompei così “inguaiata” e ci ha condotto all’anfiteatro sulle note di “Va pensiero…”.
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