Gli scherzi di pessimo gusto e la lucida cattiveria della gogna mediatica. Molto probabilmente sono queste le ragioni che hanno spinto Andrea Natali a togliersi la vita, a soli 26 anni. Ora i suoi genitori chiedono giustizia e la Procura di Vercelli ha aperto un fascicolo, senza indagati e senza ipotesi di reato, affidato al sostituto procuratore Ezio Domenico Basso. Il nuovo fascicolo si aggiunge a quello aperto più di un anno fa, quando nell’aprile del 2014 Andrea si era rivolto alla polizia postale di Biella per denunciare gli episodi di cyber-bullismo che lo tormentavano da tempo, in un’escalation che lo ha spinto in una depressione profonda e quindi al suicidio.

“Sappiamo che nessuno potrà restituirci nostro figlio – dicono ora i genitori – ma vogliamo capire cosa è veramente accaduto”. E per capire cosa sia accaduto ad Andrea, occorre ripercorrere gli ultimi anni della sua vita a Borgo D’Ale, piccola comunità di duemila anime nelle campagne del Vercellese. Qui il gruppo che frequentava, ai tempi in cui lavorava in una carrozzeria, ha iniziato a prenderlo di mira, un po’ per noia, un po’ per scherzo Andrea era diventato la loro vittima designata. Lo chiudevano nei bidoni, gli infilavano sacchetti in testa. Poi lo umiliavano, fino a togliergli la dignità, scattando foto che finivano in rete, su una pagina Facebook creata appositamente. La pagina venne chiusa al termine delle indagini condotte dalla polizia postale e gli atti finirono in Procura e una persona venne indagata.

Dopo quella vicenda il ragazzo è caduto in depressione: da più di un anno usciva di casa solo se accompagnato, fino alla drammatica decisione di togliersi la vita. Si è impiccato nella camera al secondo piano della casa dove abitava con i genitori.

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