Cala la nebbia sulla Formula Uno e sul circuito di Singapore (qualifiche il sabato alle 15 in diretta su Sky e Rai 2, gara domenica alle 15 in diretta sempre su Sky e Rai 2). C’è la nebbia, concretissima, dell’inquinamento e dei vicini incendi che fino a pochi giorni fa sembravano mettere in dubbio la corsa, che invece si svolgerà regolarmente. E poi c’è quella metaforica sul futuro della Red Bull e dei suoi motori, e della Renault e dell’attesa decisione di capire se la casa automobilistica francese resterà nel circus o si ritirerà dalla Formula Uno. Intanto però si corre, e come al solito partono favorite le Mercedes di Hamilton e Rosberg, con l’inglese che in caso di primo posto eguaglierebbe con 41 GP vinti in carriera un certo Ayrton Senna. Ma i tempi sono cambiati, e sull’altare della dea vittoria si sacrifica ogni spazio al ricordo e alla nostalgia. E così Hamilton ha dichiarato: “Sinceramente raggiungere il numero di vittorie di Ayrton non farebbe una grande differenza. Il mio obiettivo è il titolo iridato”. Amen.

Dietro, al solito, le Ferrari di Vettel e Raikkonen. Con il tedesco che ha vinto tre delle sette gare (lo scorso hanno vinse Hamilton) che si sono disputate dal 2008 nel nuovissimo circuito cittadino di Singapore: una pista in cui il sorpasso si gioca tra frenate e staccate. “In effetti Singapore mi piace – ha detto Vettel – è una delle piste più impegnative e il nostro pacchetto è valido, potrei continuare la mia striscia positiva”. Ci credono anche le Williams di Bottas e Massa, confermati anche per la prossima stagione. Mentre tra i piloti c’è la novità Alexander Rossi al volante della Manor: il giovane americano ha scelto il numero 53, omaggio al divertente film Un maggiolino tutto matto e al suo protagonista a quattro ruote Herbie. Ma con Hamilton che comunque vada ha il titolo in tasca, con 53 punti di vantaggio sul compagno di squadra Rosberg e 74 su Vettel, a tenere banco a Singapore è il futuro di case automobilistiche, scuderie e motori.

Carlos Ghosn, amministratore delegato della Renault, a Francoforte è stato perentorio: “L’anno prossimo o avremo un nostro team o abbandoneremo la Formula Uno”. La notizia era nell’aria da tempo, e si sussurra che Ecclestone, pur di non perdere la casa automobilistica francese, sarebbe propenso a riservarle un trattamento di favore inserendola di diritto tra i top team. Ma potrebbe non bastare. Quello che è certo è che Renault non fornirà più i suoi motori alla Red Bull. “Non devono più contare su di noi come fornitori di motori, non è possibile non essere citati quando si vince e essere chiamati in causa solo quando si perde – ha detto Ghosn, aggiungendo poi -. E’ una questione di correttezza e di sportività. In una squadra si vince e si perde insieme”. Tutto va verso una fornitura alla Red Bull dei motori Ferrari, come fu agli albori della scuderia austriaca nel 2006 e 2007, ovvero prima che iniziasse a vincere. Le trattative sono allo stadio avanzato, bisognerà capire se la Ferrari – che nel caso dal prossimo anno fornirebbe così i motori a ben 7 team sugli 11 totali – ha intenzione di cedere solo il propulsore 2015 o anche gli aggiornamenti.

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