“Non sono sereno”, Giovanni Scattone ha annunciato di aver rinunciato all’incarico di professore di psicologia all’istituto professionale Einaudi di Roma, che gli era stato assegnato solo pochi giorni fa grazie alla buona scuola. “Se la coscienza mi dice di poter insegnare, la mancanza di serenità di induce a rinunciare all’incarico”. Condannato per l’omicidio di Marta Russo, Scattone ha scontato la pena, ma l’incarico ha determinato polemiche.

“Con grande dolore ed amarezza – dice Scattone, assistito dall’avvocato Giancarlo Viglione – ho preso atto delle polemiche che hanno accompagnato la mia stabilizzazione nella scuola con conseguente insegnamento nell’oramai imminente anno scolastico. Il dolore e l’amarezza risiedono nel constatare che, di fatto, mi si vuole impedire di avere una vita da cittadino ‘normale'”.

Poi ha ribadito di aver sempre gridato la propria innocenza, rispettando il dolore della famiglia Russo: “Ho rispettato, pur non condividendola, la sentenza di condanna”, ha detto anche, ricordando che quella stessa sentenza gli consentiva di insegnare: “Sarebbe stato da Paese civile rispettare la sentenza nella sua interezza”. Scattone poi spiega di aver sempre ritenuto che per essere un buon insegnante si debba anzitutto essere persona serena: “Oggi, in ragione di queste polemiche, non ho più la serenità che mi ha contraddistinto nei dieci anni di insegnamento quale supplente: anni caratterizzati da una mia grande soddisfazione anche e soprattutto legata al costruttivo rapporto instauratosi con alunni e genitori. Ed allora se la coscienza mi dice, come mi ha sempre detto, di poter insegnare, la mancanza di serenità mi induce a rinunciare all’incarico per rispetto degli alunni che mi sono stati affidati”.

Scattone non smette i panni dell’innocente e lamenta di aver subito un torto: “questo Paese mi toglie anche il fondamentale diritto al lavoro. Dopo la tragedia che mi ha colpito, solo la speranza mi ha dato la forza di andare avanti. Anche oggi vivrò con la speranza che un giorno la parte sana di questo Paese, che pure c’è ed è nei miei tanti ex alunni che in questi giorni mi sono stati vicini e nella gente comune che mi ha manifestato tanta solidarietà, possa divenire maggioranza”.

Solo ieri il ministro dell’istruzione Stefania Giannini, interpellata sull’argomento, aveva detto: “Sarei tranquilla se mia figlia fosse nella scuola dove insegna il professor Scattone, ha espiato la condanna che non prevedeva l’interdizione dai pubblici servizi. Semmai è lui che ora deve prendere posizione, è un problema della sua coscienza”. La Giannini ha anche sottolineato che “il prof. Scattone, che aveva già insegnato come supplente, ha preso una decisione, come altri, di accettare un incarico, però rispetto le dichiarazioni della madre”.

Dopo l’annuncio di Scattone parla anche Aureliana, la madre di Marta Russo: “Sono soddisfatta, soprattutto per i ragazzi. È stata fatta giustizia. Sono contenta per gli studenti – sottolinea – che non avranno come insegnante una persona così inadatta ad essere educatore”. Poi, continua: “Evidentemente si è sentito pressato. Ormai lui una vita se l’è rifatta, Marta non ha avuto questa possibilità. La nostra piccola battaglia ha vinto, ha dato i suoi frutti”.

Roberto Giachetti (Pd), vicepresidente della Camera, ha scritto un tweet che pone una questione: “Rispetto dolore della mamma di Marta Russo. Ma se neanche espiazione della pena riabilita una persona, finisce stato di diritto, impossibile”.

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