In Ucraina sembra di essere tornati alla “caccia alle streghe” di mccarthyana memoria, e alle liste nere che il senatore Joseph McCarthy riempiva di comunisti e anti-americani, e il presidente miliardario ucraino Petro Poroshenko riempie di “attentatori dell’integrità territoriale” del proprio Paese. Ma nelle centinaia di nomi segnalati dal ministero della cultura di Kiev come persone non grate spuntano alcuni italiani, e tra loro il vignettista Vauro.

Fino ad oggi nell’elenco di 566 potenziali indesiderabili voluto da Poroshenko c’erano attori, musicisti e artisti di fama mondiale tra cui Steven Seagal, Gerard Depardieu e Goran Bregovic.

La sorpresa di questi giorni è l’arrivo della “lista nera” sui tavoli del ministero degli esteri italiano, del quale ci ha dato notizia proprio Vauro. Il suo nome, infatti, insieme a quello del giornalista del Fatto Lorenzo Galeazzi e dell’interprete Eliseo Bertolasi spicca tra quelli a cui è stato vietato “per un certo lasso di tempo l’ingresso in territorio ucraino”.

Secondo quanto i tre ci hanno riferito, quello che viene loro contestato è l’essere entrati, lo scorso dicembre, “sul suolo ucraino clandestinamente”, ovvero passando per la frontiera russa di Rostov. I tre all’epoca erano diretti nella zona del Donbass per documentare il catastrofico scenario di guerra in cui si stavano fronteggiando filo-russi ed esercito ucraino.

“Peccato che quella frontiera di fatto non esiste, perché è sotto il controllo delle forze indipendentiste russe” ha commentato Vauro. Il quale si è poi detto sorpreso di essersi svegliato, da un giorno all’altro, con l’accusa di “fiancheggiare i terroristi. Comunisti russi, ovviamente”.

di Marco Frattaruolo

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