Il Fondo monetario internazionale non può finanziare ancora la Grecia se i Paesi dell’area euro non si impegnano a ristrutturarne il debito e se il Paese non porta a termine le riforme. La posizione dell’istituzione di Washington era nota, ma ora che ad Atene sono partiti i negoziati per il via libera al terzo pacchetto di aiuti da 82-86 miliardi di euro è stata ufficializzata. La rappresentante del Fondo, Delia Velculescu, siederà sì al tavolo delle trattative con gli altri rappresentanti della troika, che stanno finalmente arrivando con molti giorni di ritardo sulla tabella di marcia per problemi di sicurezza. Ma non firmerà nulla fino a quando dalla Ue non arriverà “un esplicito e concreto impegno” sull’alleggerimento del debito, che a questi livelli non è sostenibile

A confermarlo a Bloomberg è stato un funzionario, dopo che il Financial Times aveva anticipato di aver letto un memo “strettamente confidenziale” in cui lo staff dell’Fmi sottolinea che la Grecia non soddisfa tutti i requisiti previsti per l’accesso ai suoi fondi straordinari. Ragion per cui l’istituzione di Washington potrebbe prendersi mesi, potenzialmente anche fino all’anno prossimo, prima di decidere se partecipare al nuovo “salvataggio” concesso in cambio di nuove misure di austerità.

Nel memo, i tecnici dell’istituzione guidata da Christine Lagarde informano il consiglio direttivo di non essere convinti che Atene abbia la “capacità istituzionale e politica” di portare a termine le riforme promesse. In più, ribadiscono che il suo debito non è sostenibile nel medio termine. Idea, questa, che riflette il pensiero dell’amministrazione statunitense e che il Fondo ha espresso ufficialmente in più occasioni, anche il giorno della firma dell’accordo tra Alexis Tsipras e i leader dell’Eurozona, come rivelato dallo stesso quotidiano britannico.

La ristrutturazione del debito, prevista esplicitamente dall’intesa del 12 luglio, è però un tasto dolente, viste le resistenze di Berlino. E ora il passo indietro del Fondo rischia di ripercuotersi sugli equilibri politici in Germania, dove si è sempre ritenuto “impossibile ottenere l’approvazione del Bundestag al nuovo salvataggio da 86 miliardi di euro senza l’adesione del Fmi”. Il Parlamento tedesco ha dato il suo ok, ma solo ad avviare i negoziati. A valle della firma definitiva servirà un nuovo voto. Di fronte alla frenata di Washington, scrive il Ft, “alcuni funzionari greci sospettano che il Fondo e il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble siano determinati a far naufragare il salvataggio del Paese nonostante l’accordo”.

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