Rivoluzione. Per continuare ad essere i più forti, col rischio però di intaccare un primato che sembrava inavvicinabile fino a poche settimane fa. La Juventus ha deciso di cambiare tutto, al termine della trionfale (o quasi: è mancata solo la vittoria in Champions League) stagione 2014/2015. La cessione che sposta l’ago della bilancia è quella di Arturo Vidal, pronto a passare al Bayern Monaco per una cifra complessivamente vicina ai 40 milioni di euro. L’addio di Andrea Pirlo, giunto ormai a fine carriera, era infatti in previsione da tempo. Quello di Carlos Tevez, colpito dalla saudade argentina, quasi inevitabile.

Per Vidal è diverso invece: si tratta di una precisa scelta societaria. Vendere uno dei pezzi pregiati della squadra all’apice della carriera, incassare una cifra altrimenti irrepitibile, costruire una nuova squadra all’insegna del talento e della freschezza, con più duttilità tattica. Significa coraggio, ma anche azzardo. La storia del calcio è ricca di cessioni mancate e poi rimpiante. Un esempio su tutti: l’Inter del Triplete. Dopo la grande stagione di Mourinho, Moratti non ebbe la forza di vendere i suoi assi, richiesti a peso d’oro da tutta Europa, per rifondare. I nerazzurri stanno ancora pagando quell’errore e sperano adesso di venirne fuori, aprendo un nuovo ciclo con Roberto Mancini. Alla Juve, evidentemente, non hanno voluto fare lo stesso sbaglio, convinti di poter continuare ad essere competitivi solo cambiando. Il calciomercato dell’estate 2015 è tutto in prospettiva futura: con la sola eccezione di Sami Khedira, campione del mondo con la Germania, elemento di carisma ed esperienza in mezzo al campo, Beppe Marotta ha fatto incetta dei giovani più interessanti del campionato.

Daniele Rugani in difesa, Paulo Dybala, Mario Mandzukic e Simone Zaza in attacco. Con i soldi freschi delle cessioni, poi, arriverà probabilmente un trequartista di livello internazionale: si parla di Isco, Draxler, Goetze e Oscar. Tutti rigorosamente under 23. I bianconeri hanno dieci anni di futuro assicurato. Il presente, però, è la prossima stagione, da giocare senza Pirlo, Vidal e Tevez. Tre pilastri della formazione che pochi mesi fa ha sfiorato il Triplete e che sembrava non aver ancora esaurito del tutto il suo ciclo. Il rischio di patire un contraccolpo, almeno nell’immediato, è concreto. Massimiliano Allegri dovrà ricostruire il centrocampo, che perde contemporaneamente due pedine fondamentali. Non è solo questione di uomini, anche di tattica e di leadership: Pirlo è impossibile da sostituire, bisognerà cambiare gioco e stile di impostazione.

Vidal era il vero trascinatore dei bianconeri, molto più di Marchisio (tanto prezioso quanto silenzioso) e Pogba (ancora giovane). Il reparto della Juve, vero punto di forza negli ultimi anni, sarà ancora il migliore del campionato? Forse sì. O forse no, come non è detto che lo sia la Juve. Anche perché le rivali non sono rimaste a guardare. Soprattutto l’Inter, che con i nuovi acquisti punta dichiaratamente a tornare competitiva per lo scudetto. Ma anche il Milan di Mihajlovic si è rinforzato. La Roma per ora ha fatto poco, ma prenderà presto un grande centravanti. La Lazio è in crescita. E se Sarri saprà portare a Napoli le sue idee di calcio motivando Higuain e gli altri campioni in rosa, anche i partenopei potrebbero essere da titolo. Ai nastri di partenza la Juventus sarà ancora la squadra da battere, ma rappresenterà almeno in parte un’incognita. Se indebolita dalle cessioni, o ancora più forte dopo la rivoluzione, lo dirà il campo.

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