Separare la raccolta di depositi e la concessione di prestiti dalle attività speculative. Almeno nelle banche più grandi, quelle con attivi totali di almeno 30 miliardi negli ultimi tre anni e attività di trading di almeno 70 miliardi o pari al 10% degli attivi. A prevederlo è una proposta di regolamento varata nel gennaio 2014 dalla Commissione Ue e approvata venerdì dall’Ecofin, la riunione dei ministri delle Finanze della Ue. Il documento punta, in pratica, a mettere fine alla commistione tra banca commerciale e banca d’affari, cioè tra risparmi dei cittadini e speculazioni dei trader. Nonostante le recenti riforme della regolamentazione del settore bancario, scrive l’Ecofin, i grandi gruppi restano ancora troppo grandi per fallire (“too-big-to-fail”), troppo grandi per essere salvati (“too-big-to-save”) e troppo complessi da gestire, vigilare e, se necessario, far fallire ordinatamente.

Le attività di trading diverse dal ‘trading proprietario’ e dalla compravendita di titoli di Stato saranno sottoposte a una valutazione di rischio. Se un’autorità competente ritiene che esista un rischio eccessivo, potrà chiedere la separazione del trading dall’istituzione di credito principale o chiedere un aumento dei requisiti di capitale o imporre altre misure prudenziali. E le entità di trading che fanno parte del gruppo bancario non potranno usare i depositi della banca ‘core’ considerati validi per l’assicurazione sui depositi.

L’ok dei 28 permette di avviare le trattative sulle nuove norme con il Parlamento europeo. La presidenza lussemburghese della Ue, che parte da luglio, avvierà il negoziato con il Parlamento non appena anch’esso avrà una posizione comune.

In base alla proposta la riforma si applica alle banche di importanza “sistemica” o a quelle che superano una certa soglia di trading. Si tratta del 30% delle 8mila banche che operano nell’Ue, che contano per circa il 65% degli attivi bancari totali dei 28 Paesi. Per le banche che eccedono i 100 miliardi come somma delle attività di trading negli ultimi tre anni sono previsti requisiti di più strngenti, una valutazione del rischio più approfondita e diverse azioni di vigilanza. I singoli Stati membri potranno tuttavia mantenere in vigore le proprie leggi nazionali se stabiliranno adeguate limitazioni sugli investimenti ad alto rischio, opzione per cui ha spinto il Regno Unito.

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