A pochi giorni dalla riapertura della tv di Stato greca Ert, chiusa per volere della troika, uno scandalo scuote il mondo della comunicazione ellenica. In Grecia, dal 2010 ad oggi, il Fondo monetario internazionale avrebbe “formato” giornalisti embedded favorevoli alle posizioni dei creditori internazionali. Lo ha denunciato la Commissione parlamentare sulla trasparenza della crisi, che indaga sul Fondo, grazie alle rivelazioni dell’ex membro greco dell’Fmi Panagiotis Roumeliotis. Ha rivelato che i seminari di formazione sono stati architettati volontariamente per creare “portavoce” delle istanze spinte dalle istituzioni internazionali che hanno gestito la crisi ellenica. I nomi dei giornalisti greci che hanno preso parte ai meeting saranno svelati nelle prossime settimane alla Camera dei Deputati di Atene.

Misure di austerità, strutturazione e comunicazione del memorandum, rischi di una Grexit, passando per quel “terrorismo mediatico” che la stampa ellenica ha megafonato svariate volte negli ultimi anni, soprattutto a ridosso delle elezioni politiche e amministrative: queste le accuse rivolte ai giornalisti coinvolti. Secondo Roumeliotis, la Commissione parlamentare potrebbe chiedere formalmente al responsabile comunicazione del Fmi, Jerry Reis, i nomi dei giornalisti invitati ai seminari. Per questa ragione il presidente della Camera, Zoì Konstantopoulou, ha fatto sua la proposta annunciando una lettera formale indirizzata all’istituto guidato da Christine Lagarde.

L’ex rappresentante greco al Fmi ha aggiunto che a dare manforte alla stampa pro troika era anche un pool di economisti e docenti universitari che, in occasione di interviste sui quotidiani o di trasmissioni televisive, cercavano di persuadere l’opinione pubblica che quella del memorandum era l’unica strada possibile per la Grecia. Il tutto mentre ad Atene la polizia arrestava forse l’unico giornalista greco che aveva dato una notizia, ovvero Kostas Vaxevanis, reo di aver pubblicato sul suo settimanale Hot Doc i duemila nomi degli illustri evasori della lista Lagarde che avevano spostato capitali in svizzera.

E così dopo il dossier siglato proprio dal Fmi che nel 2012 ha certificato un errore di calcolo da parte di Washington sulla crisi greca, ecco un’altra falla che si apre nell’istituzione che assieme all’Ue e alla Bce ha governato la crisi greca e i due memorandum imposti ad Atene, il primo dei quali votato nel novembre 2012 dai deputati socialisti e conservatori che lo avevano ricevuto in visione solo poche ore prima.

Intanto ricomincia la mobilitazione sociale in tutto il Paese e anche in Europa. “Neanche un passo indietro”: questo il titolo della manifestazione promossa in contemporanea ad Atene e a Salonicco per mercoledì 17 giugno “contro la disinformazione, gli usurai, gli istituti di credito e i requisiti che vogliono imporre alla classe operaia e ai cittadini”. Sostegno da Parigi e Bruxelles dove, rispettivamente sabato e domenica prossimi, oltre 50 organizzazioni marceranno contro l’austerità e a sostegno di Atene nell’ambito della settimana della solidarietà europea con il popolo greco.

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