Ogni tanto qualche buona notizia sulla fauna selvatica che ha la sfortuna di trovarsi nel Belpaese. La Provincia di Trento, infatti, ha reso noto che sul suo territorio, ed in particolare nel Gruppo Brenta e Paganella, dall’inizio dell’anno si sono contate ben nove nuove cucciolate di orso, per un totale di 12-13 cuccioli.

Nel contempo, nell’entroterra di Genova, in particolare a Masone, è tornato il lupo. Nulla di strano, peraltro, al riguardo, visto che la rinascita del lupo è partita dal centro Italia e si è diffusa in Appennino e nelle Alpi. Così, dai circa cento esemplari degli anni settanta dello scorso secolo (quando se ne vietò la caccia), si stima si sia giunti ai 1600/1900 attuali.

I grandi predatori quindi cercano di perpetuare le loro specie, nonostante vivano in Italia, e per loro fortuna non lo sanno.

Nell’anno 2013-2014, infatti, il bracconaggio nostrano ha continuato ad imperversare. Ne hanno fatto le spese sicuramente proprio un orso (marsicano) e ben 23 lupi, accertati (13 uccisi a fucilate, 7 con veleno e 3 con i lacci). E poi ancora 2 aquile reali, 4 astori, 8 falchi pellegrini, 1 lanario, 1 smeriglio, 2 falchi pescatori, oltre a decine di falchi di palude, poiane, gheppi e falchi pecchiaioli. Fra gli strigiformi 1 civetta, 2 gufi comuni, 1 gufo di palude e 2 barbagianni. A questi si aggiungono 1 cicogna nera, 1 cicogna bianca, 1 gru, 3 fenicotteri, 3 ibis sacri e 1 ibis eremita.

La regione con la maglia nera è la Campania che detiene il 17% dei bracconieri nazionali, segue la Lombardia con il 15%, la Puglia con l’11% e la Calabria con il 10%. La regione più virtuosa – o almeno quella dalla quale è pervenuta una sola notizia di bracconieri sorpresi in flagranza – è la Val d’Aosta.

L’81% dei colpevoli di reati contro la fauna sono cacciatori in possesso di regolare licenza di caccia, mentre solo il 15,5% sono bracconieri puri, cioè senza licenza. E questo alla faccia del cacciatore che avrebbe a cuore le sorti della natura…

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