“Racconto l’Italia dell’immediato Dopoguerra, degli anni ’43-’45. Anni difficili, quando tutto era rimesso in discussione”. Enrico Vaime, durante la presentazione a Roma il suo libro dal titolo ‘Il meglio è passato. Il senso della storia e il senso del ridicolo’ (edito da Wingsbert House), spiega: “C’è stato un periodo all’inizio del Novecento in cui sembrava ci fossimo convertiti a un certo atteggiamento di profondità, di giusto vivere, poi sono arrivati il Fascismo – continua l’autore televisivo –  e la Guerra e abbiamo perso quel momento magico, fino agli anni ’60 in cui abbiamo ricominciato a vivere”. Oggi invece l’Italia vive un momento di ripresa: “La vedo in miglioramento, ma c’è ancora da fare”. E se nel libro critica aspramente la storiografia dell’epoca fascista, accusandola di aver contribuito a “spettacolarizzare la storia”, il padre di numerosi varietà televisivi è più indulgente verso quello che è considerato il mezzo di informazione preferito dagli italiani: la tv. “Fa il suo mestiere – spiega Vaime –  non si può pretendere la profondità da un mezzo così scattante, così veloce, così moderno. Nessuno chiede alla televisione l’ultima sentenza, è una maniera per essere aggiornati”  di Chiara Carbone

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Masterchef, Stefano il vincitore: “Striscia? Mancanza di rispetto per gli spettatori”

next
Articolo Successivo

Masterchef, Cracco: “All’inzio pensai ‘stronzata’. Non mollerò”. Polemica con Vissani e Marchesi

next