Proroghe per sfratti e vecchio regime dei minimi Iva. Ma nessun cambiamento in materia di frequenze tv, con lo sconto dello Stato verso Rai e Mediaset che rimane così com’è, con buona pace di Berlusconi e di chi credeva che l’emendamento dello scorso 4 febbraio fosse davvero il primo, vero segnale della fine reale del Patto del Nazareno. Sono queste le principali novità approvate dalle commissioni Bilancio e Affari Costituzionali della Camera nella maratona notturna per chiudere l’esame del decreto Milleproroghe, atteso in Aula martedì pomeriggio, e su cui il governo sarebbe orientato a mettere la fiducia. I tempi per la conversione del decreto, infatti, sono stretti, vista la scadenza il 3 marzo e il secondo passaggio, a questo punto blindato, che ancora si deve fare al Senato.

Detto del mantenimento del vecchio regime dei minimi Iva (che coesisterà cl nuovo per il 2015) e di quello relativo alle norme, e soprattutto alle competenze, in materia di frequenze tv, da sottolineare invece il provvedimento in arrivo sul tema dell’emergenza casa. Si tratta di una sorta di ‘mini-proroga’ per 4 mesi del blocco degli sfratti. In pratica, la riformulazione di diversi emendamenti al Milleproroghe prevede che i giudice possa “disporre la sospensione dell’esecuzione” dello sfratto “fino al centoventesimo giorno dall’entrata in vigore della legge di conversione“, per consentire il “passaggio da casa a casa”.

Diversi gli emendamenti approvati in serata, con i lavori che inizialmente sono andati a rilento per le proteste delle opposizioni, in particolare Forza Italia e Movimento Cinque Stelle, sia sui tempi ristretti per il dibattito sia per i contenuti di alcuni emendamenti presentati all’ultimo dai relatori. Dito puntato in particolare contro la proposta di destinare 1 milione di euro per il sostegno al reddito dei dipendenti della Fondazione Tommaso Campanella, istituti per la ricerca e la cura dei tumori calabrese con i vertici indagati. Ma anche per la misura che prevede lo stop alle sanzioni per le Regioni che hanno sforato il Patto di Stabilità interno, ‘cucita’ sul Lazio, unica regione ad aver destinato “ai pagamenti dei debiti” della P.a. “una quota dell’obiettivo del patto di stabilità superiore al 50% dello stesso”.

Approvate, o in via di approvazione, altre proposte dei relatori, dalla riapertura dei termini per la rateazione delle cartelle Equitalia alla proroga per altri due anni degli incentivi per il rientro dei cervelli, fino alla proroga dell’appalto per i collaboratori scolastici di Palermo (fino a fine anno), in attesa che si trovi una soluzione per i lavoratori, e alla possibilità fino al 30 giugno per gli enti locali di chiedere la riapertura degli uffici dei giudici di pace soppressi per effetto del riordino. Ok atteso anche per l’aumento al 20% dell’anticipo del prezzo degli appalti e dello slittamento a settembre del termine per la riduzione delle stazioni appaltanti. Tensioni anche sulla norma, sempre proposta dai relatori, che “sospende” per due anni i requisiti per il trasferimento della titolarità delle farmacie che, secondo alcuni esponenti del Pd, sarebbe una beffa per i diecimila che stanno partecipando al concorsone per l’apertura di 2600 nuove sedi, che si vedrebbero “bypassate – per Margherita Miotto – da persone senza idoneità ma con soldi a sufficienza” visto che “le nuove sedi verrebbero assegnate senza spendere soldi, mentre così si apre a una speculazione gigantesca“.

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