Il governatore abruzzese del Pd Luciano D’Alfonso va veloce, molto veloce. Perlomeno in autostrada. Una multa da ben 1400 euro gli è stata comminata dal Centro nazionale accertamento infrazioni (verbale del 6 agosto scorso). Lui non ci sta, e fa ricorso: “Ero in missione istituzionale”. “Ai sensi dell’art. 4 della legge 689/81 – spiega il suo sottosegretario alla presidenza e compagno di partito Camillo D’Alessandro – non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima, ovvero in stato di necessità o di legittima difesa”. Ma il prefetto ha rigettato la sua istanza perché “non c’era alcun motivo urgente e indifferibile”. E ha sollecitato il pagamento. A questo punto D’Alfonso annuncia un ulteriore ricorso al giudice di pace, incaricando, con un’apposita delibera, l’avvocatura regionale.

La ricostruzione – La mattina del 1° agosto 2014 D’Alfonso aveva un importante incontro a Roma, al Ministero dello sviluppo economico, per parlare di quel gasdotto della Snam che potrebbe presto fendere l’Abruzzo. Il tempo stringeva, e le lancette del contachilometri sono schizzate verso l’alto. La sua auto, “alle ore 6.42 tra il km 48.800 e ii Km 89.060 – direzione Ovest – Autostrada A25 Torano-Pescara, nel territorio di Avezzano”, è sfrecciata a una media (rilevata dal sistema Tutor) ben superiore la velocità consentita. Intorno ai 180 chilometri orari. L’art. 142/9 del Codice della strada, infatti, parla chiaro: “Chiunque supera di oltre 40 km/h ma di non oltre 60 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 531 a euro 2.125. Dalla violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi”. La sanzione è stata maggiorata del 30% perché l’infrazione è stata commessa di notte, prima delle 7 del mattino. E adesso l’autista del presidente della Regione Abruzzo rischia la patente.

Non finisce qui. Pochi giorni dopo Luciano D’Alfonso ha preso un’altra multa, meno salata della precedente (336 euro), sempre sulla A25, sempre all’altezza di Avezzano (e sempre a mezzo Tutor). Anche in questo caso ha chiesto l’annullamento, che è stato rigettato dal prefetto e il governatore ha dato nuovamente mandato agli avvocati regionali di portare le carte al giudice di pace. “Ri-ero in viaggio istituzionale”. Era il 4 agosto, poco dopo le 9, alle dieci il governatore era atteso a Roma nella sede nazionale della sua Regione per parlare di sanità. Questa volta gli è stato contestato l’articolo 142/8 del codice della strada: “Chiunque supera di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 168 a euro 674”.

Mauro Febbo, consigliere regionale di Forza Italia, ha presentato un’interrogazione chiedendo tra l’altro: “Con quale macchina è stata commessa l’infrazione, da chi era condotta e a che velocità procedeva? Chi pagherà tutte le spese relative al ricorso e successivamente all’eventuale conferma della sanzione amministrativa?”.

C’è chi ipotizza altre multe non dichiarate subite da Luciano D’Alfonso. La sua agenda quotidiana, postata tutti i giorni su Facebook, è fittissima: una girandola di appuntamenti di ogni ordine e grado “istituzionale”, spesso a distanza ravvicinata l’uno dall’altro. Lo scorso autunno il fulmineo governatore abruzzese ha stipulato una convenzione con l’azienda strumentale della regione per i trasporti. L’obiettivo? Individuare dei nuovi autisti personali dotati di “peculiari caratteristiche personali e psicofisiche”.

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