Non fate il nome di Denis Verdini. Non al ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. Altrimenti scappa. Lo sherpa berlusconiano che da mesi è un interlocutore di Matteo Renzi e il garante del Patto del Nazareno, è stato rinviato a giudizio, ancora una volta. L’inchiesta è quella sulla cosiddetta P3, e a Verdini viene contestato il reato di corruzione. Grana che si aggiunge all’accusa di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato, nel processo per il crack del Credito cooperativo fiorentino. “Ci parlate ancora con Verdini?”, chiediamo alla titolare delle Riforme. “Il nostro referente è Forza Italia”, si limita a dire con riferimento al partito del frodatore del fisco attualmente ai servizi sociali, Silvio Berlusconi. I giornalisti presenti alla sede Unicredit di Milano, dove la Boschi ha fatto da madrina istituzionale per i 15 anni del gruppo bancario, insistono: “Ma con Verdini ci parlate ancora o no?”. “Perdo l’aereo”, si smarca lei. Parte la fuga, nonostante i tacchi ministeriali e la pioggia battente che travolge tutti all’uscita. I giornalisti insistono, senza fortuna. “Vi ho già risposto”, ribatte per l’ennesima volta la Boschi   Franz Baraggino

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