Ultimi giorni per richiedere gli aiuti dell’Ue alle aziende casearie europee il cui export è stato danneggiato dall’embargo russo. I produttori europei, non solo di formaggi ma anche di burro e latte scremato in polvere, hanno tempo fino a martedì 16 settembre per presentare alla Commissione le domande di sostegno all’ammasso privato. La misura si inserisce tra le azioni per far fronte alle conseguenze derivanti dai divieti di importazione dei prodotti dell’Ue imposti dalla Russa, in modo da contrastare i danni subiti dall’embargo iniziato il 7 agosto. Lo ha indicato Roger Waite, portavoce del commissario europeo all’agricoltura, Dacian Ciolos. In particolare, per lo stoccaggio privato di formaggi è stata fissata una soglia massima di 155mila tonnellate per un periodo che va da 2 a 7 mesi. L’aiuto Ue è di 15,57 euro/tonnellata per le spese fisse di stoccaggio, più 0,40 euro per tonnellata al giorno per le spese di magazzinaggio e di immobilizzazione del capitale. I formaggi oggetto di ammasso dovranno avere un’età minima compatibile con l’immissione al consumo del prodotto che, per i formaggi a pasta dura, non potrà essere inferiore ai 60 giorni.

Nel fissare gli aiuti, la Commissione europea ha accolto la richiesta italiana di aumento del contributo previsto per le spese di stoccaggio, in modo che fosse più vicino ai costi sostenuti dai produttori di formaggi di qualità. “Ho apprezzato lo sforzo della Commissione, che ha accolto la nostra richiesta di innalzamento del contributo previsto per le spese di stoccaggio”, ha dichiarato il ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina, a margine della riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri dell’agricoltura e della pesca dell’Ue di inizio settembre. Secondo Martina, “è evidente che questo primo intervento non riuscirà a risolvere i problemi del mercato del latte e dei formaggi, sottoposto da tempo a notevoli pressioni, aggravate poi dalla vicenda russa. Per questo chiederemo alla Commissione di monitorare con molta attenzione l’evolversi della situazione e di attuare ulteriori e incisive misure d’intervento a favore del settore”.

Il settore agricolo è stato quello più colpito dalle contromisure economiche adottate dal premier russo Vladimir Putin in risposta al pacchetto di sanzioni europee. Tra i prodotti nel mirino, anche il Pecorino Romano: nonostante sia tra i più esportati alimenti del made in Italy, tanto che le sue vendite all’estero sono aumentate del 20% nel primo quadrimestre del 2014, sono a rischio 1.700 quintali di prodotto richiesti da Mosca. Secondo il Consorzio di tutela del pecorino romano Dop, infatti, i caseifici pagano i costi di forniture che però alla dogana vengono bloccate e rispedite al mittente. Una situazione che riguarda gli ordini precedenti l’adozione delle misure restrittive di Mosca e che sta mettendo in difficolta le aziende casearie sarde, dove vengono allevate oltre la metà delle pecore presenti sul territorio nazionale, che non incassano i ricavi previsti e devono accollarsi costi aggiuntivi.

Rispetto alle prossime disposizioni europee per limitare i danni economici dell’embargo russo, la Commissione presenterà mercoledì 17 settembre, al Comitato europeo che gestisce i mercati agricoli, un nuovo progetto per regolamentare le misure d’urgenza – 125 milioni di euro – introdotte per sostenere i produttori di ortofrutticoli deperibili colpiti dall’embargo. Lo si apprende da fonti comunitarie dopo che la misura è stata sospesa, il 10 settembre, a causa un aumento sproporzionato di richieste di aiuto dalla Polonia. Al momento l’iter prevede un dibattito sul nuovo testo e poi una decisione autonoma della Commissione entro la fine della settimana. L’obiettivo è superare in tempi rapidi lo stop agli aiuti, come chiesto dal ministro Martina anche in qualità di Presidente di turno del Consiglio agricoltura dell’Ue.

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