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Meno birra nel mondo: la produzione crolla in Germania, in Italia cresce l’analcolica trainata dalla Gen Z

È quello che emerge dall'ultimo rapporto di BarthHass, il maggiore commerciante mondiale di luppolo: a bere meno sono soprattutto i giovani. Il risultato è un settore che rallenta
Meno birra nel mondo: la produzione crolla in Germania, in Italia cresce l’analcolica trainata dalla Gen Z
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La birra perde terreno quasi ovunque. Non si tratta di una flessione episodica, ma di un cambiamento che coinvolge i principali mercati mondiali e riflette un mutamento periodico profondo nelle abitudini di consumo. A bere meno sono soprattutto i giovani, sempre più orientati verso bevande analcoliche o a bassa gradazione. Il risultato è un settore che rallenta, dalla produzione di luppolo fino agli stabilimenti brassicoli. A fotografare il fenomeno è l’ultimo rapporto di BarthHass, il maggiore commerciante mondiale di luppolo. Nel 2025 la produzione globale di birra si è fermata a 189,6 miliardi di litri, 1,4 miliardi in meno rispetto all’anno precedente (-0,7%). Un calo contenuto nelle dimensioni, ma significativo perché interessa gran parte delle aree produttive del pianeta.

La frenata della Germania pesa sull’Europa

A trascinare verso il basso i dati europei è soprattutto la Germania, da sempre uno dei simboli dell’industria birraria mondiale. Nel 2025 la produzione è diminuita di circa il 6%, fermandosi a 79,24 milioni di ettolitri: è la prima volta che il Paese scende sotto la soglia degli 80 milioni di ettolitri, arretrando al sesto posto tra i maggiori produttori mondiali. “Stiamo assistendo a perdite su scala senza precedenti”, osserva Heinrich Meier, autore del rapporto BarthHaas. L’effetto si riflette sull’intera Europa occidentale. La produzione complessiva dell’Unione Europea è diminuita del 3,1%, con flessioni rilevanti anche in Polonia. Il rallentamento tuttavia non riguarda solo il Vecchio Continente. Le Americhe perdono lo 0,7%, frenate soprattutto dagli Stati Uniti, mentre l’Asia registra un calo dell’1,2% a causa della contrazione della produzione cinese. L’unica area in controtendenza è l’Africa, dove il settore continua a crescere, seppure a ritmi contenuti.

Cambiano i consumi

Dietro al rallentamento c’è un mercato che sta cambiando. “Il consumo di birra è stagnante o in calo in molti mercati tradizionali, mentre cresce la domanda di birre analcoliche e a basso contenuto di alcol”, spiega Thomas Raiser, amministratore delegato di BarthHass. La trasformazione è evidente anche in Italia. Pur in presenza di una lieve contrazione dei consumi complessivi, il segmento delle birre analcoliche continua ad accelerare. La sua quota di mercato è salita dal 2,1% al 3,9%, confermando una tendenza ormai consolidata. A influenzare il mercato contribuiscono anche le estati sempre più calde. Le temperature elevate spingono i consumatori a limitare il consumo di alcol, che aumenta il rischio di disidratazione. In alcuni Paesi europei, come la Francia, durante le ondate di calore più intense, sono state introdotte misure temporanee per limitarne il consumo negli spazi pubblici. La frenata della domanda si riflette anche sulla materia prima. Nel 2025 la superficie coltivata a luppolo è diminuita del 5,5% scendendo a 52.660 ettari, mentre il raccolto si è ridotto del 3,8% a 109.188 tonnellate. In Italia la filiera brassicola mantiene comunque un peso economico rilevante: secondo AssoBirra impiega oltre 112mila lavoratori e genera un valore superiore ai 10 miliardi di euro.

La rivoluzione della Gen Z

Il cambiamento più evidente arriva dalle nuove generazioni. Per la Gen Z, cioè i nati tra il 1997 e il 2012, il consumo di alcol non rappresenta più un elemento centrale della socialità come accadeva in passato. Al contrario cresce l’attenzione verso salute, benessere e performance psicofisica. È il fenomeno del NoLo (No and low alcol), che sta ridefinendo il mercato delle bevande. Secondo le rilevazioni più recenti il 24% dei giovani tra i 21 e i 27 anni dichiara di non bere alcolici mentre uno su cinque sceglie abitualmente alternative analcoliche, una quota in aumento rispetto all’anno precedente. Eppure non si tratta soltanto di una moda. Uno studio pubblicato sul British Journal of Sociology evidenzia come la cosiddetta Sober Curiosity stia diventando un orientamento stabile: il 61% degli appartenenti alla Generazione Z afferma di voler ridurre in modo significativo il consumo di alcol. Le motivazioni sono molteplici. Alla ricerca di uno stile di vita più sano si affiancano ragioni pratiche: evitare la cosiddetta hangxiety, l’ansia che può seguire una sbornia, mantenere lucidità, migliorare la produttività e tutelare la propria immagine in un’epoca in cui ogni momento può finire sui social. La conseguenza è un mercato destinato a cambiare volto. Se per decenni la crescita dell’industria birraria è stata misurata in elettroliti prodotti, oggi il vero indicatore potrebbe essere un altro: la capacità dei produttori di intercettare una domanda sempre più orientata verso il consumo moderato. Senza però rinunciare al gusto.

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