Qualcuno della mia età, ma anche più giovane, ricorderà l’entusiasmo con cui si salutò il ritrovamento del petrolio nel Mare del Nord. Il primo giacimento fu scoperto nel 1969 e questo sembrava aprire rosei orizzonti oltre che alla Norvegia, alla Gran Bretagna, che del resto era pur sempre stata la prima grande potenza industriale.

Sono trascorsi appena 45 anni ed ecco che il governo Cameron apre al fracking. Cosa sia il fracking, o fatturazione idraulica, ormai è purtroppo noto. Una tecnica invasiva che crea e propaga fratture negli strati rocciosi sotterranei contenenti idrocarburi, al fine di estrarne in maggiore quantità.

Il governo Cameron apre al fracking perché si teme per la minor produttività dei giacimenti del Mare del Nord, e si vuole comunque puntare ad una maggiore indipendenza energetica. La decisione è stata assunta dal governo il 28 luglio scorso, ed a farne le spese potrebbero essere anche le aree protette del paese, visto che basterebbe una relazione completa e dettagliata da parte delle imprese energetiche per poter ottenere i permessi.

E così anche la Gran Bretagna con il suo governo conservatore si adegua alla politica già massicciamente adottata dagli Stati Uniti con il loro governo progressista. Tutto il mondo è paese quando si tratta di cercare di mantenere gli attuali livelli di consumo e di sfruttamento dell’orbe terracqueo.

Nel frattempo, sempre sul suolo britannico, si è creato un cartello di associazioni ambientaliste che ha dato vita alla coalizione “Wildlife and countryside groups”, la quale evidenzia gli enormi rischi per il paesaggio, per il consumo di acqua necessaria alle operazioni di fratturazione, per la fauna. Alle voci delle associazioni si unisce quella di Greenpeace, da sempre contraria al fracking.

D’altra parte, un sondaggio voluto dal governo all’indomani della decisione, testimonierebbe che il 57% dei sudditi sarebbe favorevole a farsi perforare il suolo. E magari, perché no, anche ad avere qualche scossa tellurica, fino ad oggi pressoché sconosciuta nella terra di Albione.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Mare inquinato, per Legambiente “avvelenato un punto ogni 51 chilometri”

prev
Articolo Successivo

“Anche Capri ha la sua Ilva. Inquinamento e tumori all’ombra della centrale elettrica”

next