“L’Argentina è in default“. Lo afferma Standard& Poor’s, che taglia il rating di Buenos Aires “da CCC- a selective default”. Il paese sudamericano sta cercando un accordo dell’ultima ora, le trattative proseguono ma ormai ci sono poche ore per scongiurare la terza debacle in 13 anni.

L’agenzia di rating afferma che il 30 giugno l’Argentina non ha pagato i 539 milioni di dollari di interesse che doveva sui bond in scadenza a dicembre 2013. “Il 30 luglio il periodo di grazia è terminato e i titolari di bond non hanno ricevuto il pagamento”. Il rating viene per questo tagliato a selective default da CCC-. Una situazione che potrebbe ancora cambiare “se e quando l’Argentina dovesse pagare”: in questo caso l’agenzia potrebbe “rivedere il rating” del paese.  

Il presidente Cristina Fernandez de Kirchner aveva attaccato il giudice Thomas Griesa, accusandolo di non essere stato neutrale, e aveva puntato il dito anche contro gli hedge fund per quella che considera “una vera aggressione” nei confronti del paese. Il giudice Usa, nei giorni scorsi, ha dato ragione ai fondi speculativi che pretendono il rimborso integrale dei bond argentini in portafoglio. La Kirchner aveva incassato anche l’appoggio del presidente brasiliano Dilma Rousseff: la minaccia contro l’Argentina è un precedente pericoloso, il Mercosur non può lasciare che gli speculatori colpiscano i mercati del credito. 

“La situazione debole dell’Argentina dal punto di vista di bilancio e monetario fa sì che le chance che la situazione finisca fuori controllo siano abbastanza alte” aveva affermato Marcos Buscaglia, analista di Bank of America. Il default si potrebbe tradurre in richieste da parte dei titolari di bond per 29 miliardi di dollari, ovvero l’intero ammontare delle riserve estere dell’Argentina.

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